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mercoledì 6 dicembre 2017

Sarà il Team Barni a portare in gara la Panigale V4!


Il Barni Racing schiererà la versione 1100 nel National Trophy 2018. Il primo step verso un ruolo ancora più importante nel Mondiale SBK 2019?

Non scaldatevi prima del dovuto: la Panigale V4 non correrà in SBK nel 2018, ma lo farà nel 2019.  L'annuncio che riguarda il Team Barni e l'utilizzo in gara della nuova ammiraglia sportiva Ducati è relativo infatti al National Trophy, ovvero una serie di gare corse in concomitanza con il CIV in giro per i circuiti italiani. La particolarità di questa competizione è che la categoria di moto ammesse è "open", ovvero senza limiti di cilindrata e frazionamento per i propulsori. Il teatro perfetto per far correre per la prima volta in gara una moto che necessiterà di un periodo di sviluppo molto intenso prima di poter essere schierato in SBK nella sua versione 1000 cc.

L'annuncio è stato dato da Marco Barnabò, titolare della squadra che nel 2017 ha schierato in gara Xavi Fores in SBK. Queste le sue parole riportate da GPone: «La V4 è una moto su cui il nostro team investirà importanti risorse in futuro ed era fondamentale poter prendere confidenza già in questa stagione con un mezzo molto diverso da quello che usiamo ora in Superbike. Il National è l'unico trofeo che ci permette di correre con la Panigale V4 su circuiti dove abbiamo dei riferimenti come Misano, Mugello, Imola e Vallelunga. Il nostro obiettivo sarà cercare di far bene in gara, ma soprattutto sviluppare la moto». Il team schierà in gara due piloti moto esperti, che hanno trascorsi di alto livello nella squadra bergamasca e nel CIV, ovvero Ivan Goi e Luca Conforti.

Tra i puristi c'è già chi contesta questa scelta, compiendo valutazioni sul fatto che la versione omologata della Panigale V4, ovvero la 1100 cc, non è ovviamente in configurazione SBK. Ma tocca ricordare che la maggior parte del lavoro di sviluppo su un progetto completamente nuovo riguarda la ciclistica, che nel caso di questa moto rappresenta uno step tecnico di estremo spessore al pari della scelta di passare ad un plurifrazionato in luogo del bicilindrico.

Ulteriore attenzione merita la scelta del Team Barni in ottica futura. Ricordiamo tutti bene le dichiarazioni di Gigi Dall'Igna quando è stato diramato il nuovo regolamento tecnico SBK ed abbiamo ben presente il suo pensiero secondo cui Ducati potrebbe considerare di ritirarsi da un impegno ufficiale in SBK, un campionato che sembra sempre più rivolto ai privati. Ecco che il Team Barni assume un ruolo fondamentale in questa visione. Se la Ducati dovesse davvero ritirarsi in forma ufficiale nel 2019, la compagine di Barnabò potrebbe diventare il punto di riferimento in SBK per la Casa di Borgo Panigale, alla stregua di quanto rappresentato da Althea Racing che riuscì a vincere un titolo con Carlos Checa nell'ormai lontanissimo 2011.

Il 2018 rappresenta a conti fatti l'ultima chance per la Ducati di riuscire a portare alla vittoria in SBK il progetto Panigale V2, per poi dedicare tutte le risorse al progetto V4. Secondo quanto dichiarato da Ernesto Marinelli, prima di decidere di andare via da Ducati in direzione Termignoni, la Ducati impiegherà risorse importanti per non smettere di sviluppare la V2 nel 2018 e tentare di vincere all'ultima chance disponibile. Appare dunque naturale che almeno parte del programma di sviluppo della V4 sia lasciato ad una compagine che ha un collegamento così stretto con Borgo Panigale, pur non essendo emanazione diretta di Ducati.

Svolgere un buon lavoro di sviluppo sulla quattro cilindri, potrebbe costituire il biglietto perfetto per il Team Barni verso la gestione della moto in SBK nel 2019, in qualità di team privato di riferimento per la Ducati.

martedì 5 dicembre 2017

Valentino Rossi e quella Ducati che: «Non era lì per vincere»



La vittoria di Monza è stata consegnata su un piatto d'argento e Valentino Rossi ha regalato una perla sulle sue stagioni in Ducati da non perdere

Valentino Rossi è fresco vincitore della sua personale gara di Rally annuale. D'altra parte, ha un videogioco tutto suo, una pista tutta sua, un team tutto suo, che c'è di male ad avere anche un Rally su misura? Siamo cattivi? Può darsi, ma la decisione di penalizzare il pilota durante l'ultimo Rally di Monza con 10 secondi di penalità sul tempo totale, cozza pesantemente con i canoni regolamentari che si utilizzano nel Racing. Almeno nel Racing regolamentato da enti ufficiali.

Per quanto sia uno Show, il Rally di Monza è una gara ufficiale a tutti gli effetti ed in una gara ufficiale, una vettura trovata sottopeso viene squalificata dalla competizione. Una cosa di questo tipo è avvenuta a Imola anche nel mondo motociclistico. Ricordiamo perfettamente che nell'ormai lontano  2009, il buon Ayrton Badovini si cimentò in gara nella Stock 1000 in sella ad un'Aprilia RSV4 allestita dal Reparto Corse Aprilia. Per un errore, la moto fu assemblata utilizzando perni in titanio, invece che l'acciaio previsto sulla moto di serie e sulla versione Stock. Il vantaggio di peso era ovviamente ridicolo, ma la vittoria perentoria di Badovini fu cancellata dai giudici di gara, che applicarono alla lettera il regolamento. Se gli avessero dato una penalità, sarebbe probabilmente salito ugualmente sul podio di quella gara dominata. Ma Ayrton non ha una gara tutta sua, e quindi nel suo palmares manca quel risultato negato da un errore della squadra.

Nel caso di Valentino Rossi invece, nonostante l'errore commesso dalla sua squadra sia pesantissimo, e perdonate il gioco di parole trattandosi proprio di problemi col peso dell'auto, nessuno è stato in grado di strappargli la vittoria nel Rally di Monza. Concordiamo perfettamente con le firme autorevoli del giornalismo italiano che hanno suggerito di modificare il nome della manifestazione in "Show di Monza", e suggeriamo anche una declinazione che vada verso il Wrestling. Ci ispira particolarmente "Royal Rumble Monza". Fa anche molto USA, magari funziona.

Ma la vittoria di Rossi a Monza è stato solo il preambolo ad una dichiarazione che davvero suona come la ciliegina sulla torta. La star dello spettac.... pardon, del Rally di Monza, è stato intervistato da tantissimi media e ci ha colpito una dichiarazione in particolare. Non abbiamo avuto il privilegio ed il piacere di sentire pronunciata dalla sua bocca le parole, ma quanto riportato da varie testate suona più o meno così, e siamo abbastanza certi che si tratti di una trasposizione fedele del Vale-pensiero: «Quando sono entrato in Ducati, quella moto non era lì per vincere. Dovizioso ha vinto sei volte nel 2017, quindi le due stagioni non possono essere paragonate»

In effetti il quesito che nasce spontaneo è: ma se la Ducati non era lì per vincere, cosa faceva in giro per il mondo? Organizzava feste nel Paddock e picnic nei prati delle piste?

Poi c'è ovviamente il punto del paragone e su questo siamo pienamente d'accordo con Valentino. Le sue due stagioni in Ducati non sono paragonabili neanche per mezzo secondo con le stagioni di Andrea Dovizioso. Il primo non ha fatto altro che lavorare per cambiare una moto che nella stagione precedente si era dimostrata più che competitiva con Casey Stoner in sella, mentre il secondo, da quando ci è salito nel 2013, ha saputo sempre sfruttare al massimo il pacchetto a disposizione. Prima qualche piazzamento in top five, poi i primi podi e finalmente la vittoria a Sepang nel 2016 che ha aperto la strada verso la stagione trionfale del 2017.

Un percorso difficile, durante il quale Valentino ha frettolosamente gettato la spugna non credendo più nel progetto, mentre Desmodovi si è preso botte da orbi per tante gare, lavorando in silenzio e senza mai criticare la Ducati. Lo ha fatto perchè ci ha creduto, perchè sapeva che lavorando duramente gli ingegneri avrebbero trovato la strada per costruire una moto competitiva e facile. Ed oggi la Desmosedici è questo: una moto competitiva e facile, come l'hanno definita Jack Miller e Tito Rabat appena sono scesi di sella dopo i primi test.

Non sappiamo cosa si aspettava Valentino Rossi in Ducati. Magari di poter correre con una moto sottopeso e poi vincere lo stesso le gare? Ma la Ducati corre in MotoGP, mica al "Royal Rumble Monza". Ci sono certi piloti e certi uomini che sono pronti al sacrificio e al duro lavoro per vincere, mentre altri lasciano il duro lavoro agli altri e si godono la strada in discesa che sembra disegnata apposta per loro e per la lunga fila di telecamere insaziabili. In Ducati ed al popolo di Ducatisti piacciono gli uomini del primo tipo. Magari non saranno i più ricercati dalle telecamere, ma hanno più anima, passione e coraggio di qualsiasi wrestler.

lunedì 4 dicembre 2017

Alex Debon in Ducati al fianco di Jorge Lorenzo


Lo spagnolo, vecchia conoscenza di Dall'Igna e Aprilia, è stato presente ai test di Valencia e Jerez e potrebbe restare al fianco di Lorenzo per tutta la stagione

La lista della spesa di Ducati si allunga, secondo quando riferito dall'autorevole motorsport.es , che riporta il nome di Alex Debon associato a quello dello spagnolo Jorge Lorenzo. Debon è una vecchia conoscenza sia di Lorenzo che di Gigi Dall'Igna, avendo curato lo sviluppo della RSW 250 con cui il maiorchino si è laureato due volte campione del mondo.
Debon sarebbe l'ennesimo uomo ex Aprilia giunto alla corte di Borgo Panigale soprattutto grazie ai buoni uffici di Gigi Dall'Igna, che negli ultimi tre anni ha spesso pescato dalla sua ex azienda uomini di punta che sono stati importanti nella costruzione dell'attuale compagine tecnica MotoGP in Ducati. Il ruolo che andrebbe ad occupare Debon al fianco di Lorenzo sarebbe probabilmente di supporto a quanto già svolto da Michele Pirro, che è stato fondamentale per lo spagnolo nella sua prima stagione in Rosso.
Una sorta di Coach aggiunto quindi, che possa aiutare nell'analisi delle prestazioni del pilota in pista. Una funzione che oggi nei box della MotoGP assume un ruolo sempre più importante. Sono tanti i piloti che si rivolgono ad ex più o meno di lusso, per aiutarli nel comprendere come migliorare le proprie prestazioni in sella alla moto.


Questa notizia conferma ulteriormente quale sia l'attitudine di Jorge Lorenzo in sella alla Desmosedici. Lo spagnolo è sempre stato consapevole che si sarebbe trovato a fronteggiare grandi difficoltà di adattamento, ma è palese che la sua umiltà e la voglia di imparare stiano portando dei frutti innegabili. Il Lorenzo visto nelle ultime uscite del 2017 ha sempre navigato nelle zone nobili della classifica, e lo switch effettuato grazie alla carena in specifica "Brno" ha regalato una confidenza che prima era sconosciuta.
Lo spagnolo ha tutte le intenzioni di capitalizzare nel 2018 quanto imparato nel 2017, e non sembra intenzionato a lasciare nulla al caso. L'ingresso di Alex Debon nella sua equipe tecnica, conferma che Lorenzo sa di avere ancora tanto margine da esplorare in sella alla Ducati, e che vuole dare il 110% per trovarlo.

Ducati pronta a blindare Dovizioso fino al 2020


Andrea Dovizioso ha regalato una stagione da sogno ai dirigenti Ducati, che avevano puntato moltissimo sull'ingaggio della stella Jorge Lorenzo e che probabilmente non avrebbero mai immaginato di arrivare a Valencia in piena lotta per il titolo con Desmodovi. Un bilancio di sei vittorie di manche, va ben oltre le aspettative di inizio stagione e superano di gran lunga il budget stanziato per l'ingaggio del pilota italiano.

Cifre ufficiali non ne sono mai girate, ma l'opinione comune è che l'ingaggio strappato da Andrea Dovizioso nel biennale 2017 e 2018 reciti una cifra di poco superiore al milione di euro. A questo valore, si devono aggiungere premi gara che potrebbero aggirarsi sui 200.000 euro a vittoria e di un premio per la seconda posizione in campionato. Plausibile che il premio per il podio in campionato parta dal milione di euro in caso di vittoria, ai cinquecentomila per il secondo posto che si dimezzano per il terzo gradino del podio. Mettendo assieme i numeri, il bilancio 2017 per Dovizioso dovrebbe recitare sotto la voce "Ingaggio Ducati" una cifra che si attesta di poco superiore ai due milioni e mezzo di euro. Non parliamo certamente di briciole, ma la cifra assume tutt'altro spessore se confrontata all'ingaggio di Lorenzo, che è stato ampiamente confermato superiore ai dodici milioni a stagione.

Alle porte del 2018, la Ducati deve letteralmente fare i conti con un dislivello tra i due ingaggi dei piloti ufficiali che inizia a stonare. Se è vero che quando Lorenzo è giunto a Borgo Panigale aveva un palmares di tutt'altro spessore rispetto a quello di Dovizioso, è altrettanto vero che quel palmares non si è arricchito durante questo 2017 neanche di una vittoria, mentre quello del suo compagno di squadra inizia ad essere un pedigree di tutto rispetto.

Fermo restando che in Ducati sono contenti dei progressi fatti da Jorge Lorenzo in sella durante la stagione, e sono certi che nel 2018 anche lo spagnolo sarà in lizza per qualcosa di importante, è il rapporto con Dovizioso da dover sigillare. Il "problema" Dovizioso, che ovviamente vuol vedersi riconoscere i risultati ottenuti anche con un consistente ritocco all'ingaggio, sarà affrontato con determinazione da Ciabatti & Co. C'è anche da tenere ben presente che le sirene della concorrenza iniziano a suonare per Dovizioso, diventato un pezzo pregiatissimo del mercato piloti in ottica 2019. Quindi quale sarà la strada da seguire per i vertici di Borgo Panigale?

L'idea che sta prendendo piede, anche secondo le parole di Paolo Ciabatti in un'intervista rilasciata alla Gazzetta, è quella di ritoccare l'ingaggio per il 2018 e far firmare già un altro biennale a Dovizioso, blindandolo di fatto in sella alla Desmosedici fino a tutto il 2020 prima ancora che si scenda in pista per la prossima stagione. La manovra ha una strategia ben precisa: evitare che il pilota sia distratto durante la stagione dalle sirene della concorrenza e garantire la massima continuità al binomio più prolifico dai tempi di Stoner.

L'attuale Desmosedici è letteralmente nata a cresciuta sotto le amorevoli cure di Dovizioso, che ci ha percorso i primi chilometri e ne ha plasmato il carattere assieme agli ingegneri. Andrea sta bene in Ducati, e anche la Ducati si trova benissimo con Andrea. Un binomio perfetto, che troverà probabilmente nelle prossime settimane il modo di consolidarsi ulteriormente e diventare una delle più longeve della MotoGP. A fine 2020 infatti, saranno otto le stagioni passate da Dovizioso in sella alla Ducati. D'altro canto, se ha deciso di farsi chiamare Desmodovi, un motivo ci sarà.

venerdì 1 dicembre 2017

Cosa accadrà alle valutazioni della Panigale V2 quando arriverà la V4?


Quando arriva un nuovo modello, chi da poco ha acquistato una moto nuova rischia di vedere mortificato il valore del proprio acquisto. Accadrà anche con la Panigale V2?

In Ducati stanno ancora sorseggiando lo champagne stappato in occasione dell'entrata in produzione della nuova Panigale V4, mentre c'è chi ha pensieri di altro tipo che gli attraversano la mente. In particolare, la nostra considerazione è rivolta ai possessori della Panigale V2, magari una versione raffinata come la 1299 S. Il fortunato possessore di un simile gioiello ha sborsato come minimo una cifra attorno ai 25.000 euro, che non sono propriamente briciole. Quando si acquista una moto, si fa una scelta di cuore e difficilmente si considera la cosa un investimento potenzialmente profittevole, tranne quando ci si trova a compiere acquisti di interesse collezionistico, che seguono logiche differenti. Lo diciamo a quei fortunati che hanno acquistato una Ducati 916 nel 1994 e la custodiscono gelosamente in garage con la stessa cura che si riserverebbe ad un grande vino di annata.

Quando si presenta un modello nuovo, ogni precedente modello subisce un contraccolpo nelle sue quotazioni, spesso figlio del gradimento del pubblico nei confronti della nuova arrivata. In alcuni casi, accade anche qualcosa di imprevedibile. Un episodio abbastanza eclatante riguarda la presentazione della Ducati 999: la moto che aveva sulle proprie spalle la pesantissima eredità di dover sostituire la 998, semplicemente la perfezione fatta moto.


Nel momento in cui si diffusero le prime immagini della 999, le quotazioni della serie 916/998 schizzarono letteralmente alle stelle, portando ad aumenti anche del 30% del valore di un usato tutto sommato all'epoca piuttosto diffuso. La 999 non fu mai del tutto accettata dagli appassionati, pur essendo una moto grandiosa per equilibrio e prestazioni. L'insuccesso della sua linea così ardita, segnò l'ennesima affermazione di quanto l'eredità di Tamburini fosse presente nell'animo di tanti ducatisti.

La rivoluzione rappresentata dalla Panigale V4 è qualcosa che va decisamente oltre una linea che in ogni caso mantiene un innegabile family feeling con l'attuale Panigale V2. Proprio quest'ultima, fu la portatrice di un'altra rivoluzione sia legata al design che alla tecnica, abbandonando il traliccio di acciaio per abbracciare il telaio scatolato anteriore. Una soluzione che ha regalato alla Panigale un peso piuma, ma ha reso molto difficile la strada per rendere competitiva questa moto nella sua versione SBK.

Adesso siamo al cospetto di una rivoluzione molto più profonda, che riguarda il cuore della moto. Il bicilindrico, anima e spirito di ogni Ducati, lascia il posto al poderoso Desmosedici Stradale, un motore nato per primeggiare in MotoGP, che è pronto ad equipaggiare una moto da utilizzare tutti i giorni. La moto piace a tutti, ed ha fatto innamorare chiunque a Milano facendosi eleggere più bella del salone. Eppure c'è un grosso ma, e riguarda gli appassionati più puri del marchio di Borgo Panigale. I possessori della Panigale 1299 e 1199, che magari temono un crollo delle quotazioni della propria moto, forse possono dormire sonni tranquilli se prendono in considerazione l'effetto V4.


La Panigale 1299 V2 rischia di diventare l'ultimo esemplare di una stirpe condannata all'estinzione, la punta di diamante di un'era destinata in ogni caso a diventare un ricordo, l'era in cui la Ducati aveva "solo" due cilindri. Questo elemento così romantico, potrebbe incidere moltissimo sulle valutazioni di questa moto,  che rappresenta il canto del cigno della massima tecnologia Made in Borgo Panigale applicata alle bicilindriche sportive.

Potremo sbagliarci, ma per quanto sia vero che la Panigale V4 è attesa da fior di appassionati, è altrettanto vero che in futuro saranno in tanti a voler mettersi in garage un bell'esemplare di Ducati bicilindrica, magari proprio dell'ultima bicilindrica sportiva di grossa cilindrata prodotta dalle parti di Bologna. Tutto sommato, aver comprato una Ducati Panigale 1299 nuova a Settembre, potrebbe non rivelarsi un pessimo affare.  



Max Biaggi a 360 gradi: «Marquez avrebbe vinto anche con la Ducati»


Prende la parola Max Biaggi, ed analizza la splendida stagione della Ducati vicina al trionfo con Dovizioso

Max Biaggi è uno dei personaggi più controversi del motociclismo. Carattere spigoloso, grandissima personalità. Un pilota ed un uomo che divide per forza, tra chi lo ama e chi invece non lo sopporta. 
Biaggi non si è mai particolarmente curato delle opinioni degli altri, soprattutto quando queste erano in qualche modo "pilotate" dai media interessati a costruire in modo spesso forzato rivalità esagerate. Ha vinto tantissimo in 250, la categoria che più di ogni altra premiava la sua guida in punta di fioretto, e per una serie di sfortune non è mai riuscito a prendersi la corona di Re della Top Class dei prototipi, ma si è rifatto con gli interessi portando due volte al trionfo Aprilia in SBK.
Nella sua lunga carriera, Max ha incrociato più volte la sua strada con la Ducati, ma in realtà si tratta di un matrimonio mai del tutto consumato, con Biaggi destinato nel 2008 ad una stagione di purgatorio in sella ad una 1098 non all'altezza delle ufficiali di Troy Bayliss e Michael Fabrizio. In seguito il campione romano è anche stato chiamato alle armi dalla Ducati per dire la sua sulla Desmosedici pre-2015, dando preziosi consigli ed indicazioni sullo sviluppo di quella che poi sarebbe diventata la progenitrice dell'attuale GP18.
Max Biaggi - Test Mugello Team Pramac
Smessi i panni di pilota, Biaggi ha iniziato la sua avventura da Team Manager, ed anche se non ha ottenuto il placet di Dorna per iscrivere il Max Racing Team al mondiale Moto3 nel 2018, l'obiettivo è solo rimandato al 2019. Per il 2018 la struttura andrà a competere nel CEV, che rappresenta oggi un'ottimo viatico per giungere nel Paddock mondiale.
Intervistato da Motosprint, il pilota romano ha toccato moltissimi argomenti, ed uno in particolare riguarda la sfera Ducati. Secondo Biaggi, il talento e la velocità di Marc Marquez sono di un altro pianeta per chiunque oggi, e gli permetterebbero senza difficoltà di primeggiare anche in sella ad altre moto: «Nel 2017 sono stato a diversi Gran Premi, ed ho notato che le prestazioni delle moto sono piuttosto appianate. In pochi decimi trovi tanti piloti, quindi penso che se mettessimo Marquez su un'altra moto, vincerebbe  lo stesso. Vincerebbe anche con altre moto, e lo farebbe sicuramente anche con la Ducati. E' il campione perchè è il più forte e credo che non sia ancora giunto al proprio picco massimo, il meglio deve ancora venire per lui. Crescerà ancora, almeno fino ai trent'anni».

Da un lato queste parole suonano come una promozione per la Ducati, che Biaggi evidentemente giudica perfettamente allo stesso livello di Honda e Yamaha in MotoGP, mentre dall'altro rappresentano un vero campanello d'allarme, se si considera che Marquez ha appena 24 anni, ed ha già vinto sei titoli iridati. Lo spagnolo è destinato a diventare una sorta di category killer nei prossimi anni, indipendentemente dalla moto che avrà a disposizione. 
Non essendo un segreto la sua grande amicizia con Jorge Lorenzo, Max si è anche soffermato sulla prima stagione del maiorchino in sella alla Desmosedici: «Jorge ha accettato una bella sfida, sapeva che sarebbe stata dura e lo vedo in piena lotta per vincerla. Ci sono segni di serietà e maturità. E' difficile salire su una moto del tutto diversa da quella che hai avuto per nove anni e su cui ai vinto tanto. Non è facile trovarsi così indietro per uno che ha vinto cinque titoli, di cui tre in MotoGP, eppure non ha mai fatto scenate o esternazioni particolari. Non ha mai sbottato».
Restando in ambito Ducati, Biaggi ha anche sottolineato la bellissima stagione di Andrea Dovizioso nel 2017: «Ha vinto sei gare, e l'ha fatto in ogni situazione. Ha vinto con maturità, e diciamo la verità: ha salvato la stagione Ducati. Spero che questo gli valga un bel ritocco sul contratto. Ora resta da capire se ha davvero fatto il click ed ha acceso l'interruttore, se è davvero cambiato. Se ha davvero switchato, anche nel 2018 chiuderà nei primi tre e vorrà dire iniziare una nuova fase della sua carriera»
In questa intervista Biaggi ha dimostrato per l'ennesima volta grande sensibilità e spirito di osservazione nei confronti di un mondo in cui è stato protagonista per tante stagioni. Questa qualità saranno fondamentali per il romano per ottenere successo anche nella sua avventura da Team Manager. Una scalata che un giorno potrebbe anche portarlo a gestire una squadra in MotoGP, magari utilizzando proprio una Ducati. Un matrimonio che non si è mai del tutto consumato nel ruolo di pilota, ma che potrebbe rappresentare una grande opportunità in quello di Manager.

giovedì 30 novembre 2017

Ducati Desmosedici promossa a pieni voti da Miller e Rabat: la Rossa adesso piace a tutti


Fino a pochi anni fa la Desmosedici, in tutte le sue declinazioni, rappresentava una sorta di incubo a due ruote per piloti ed ingegneri. Soprattutto per chi aveva lavorato in precedenza su altre moto, adattarsi alla moto italiana è sempre stato un ostacolo enorme. Facile pensare alle difficoltà di Valentino Rossi, che aveva vissuto in precedenza anche Marco Melandri nella sua stagione in Ducati MotoGP, nell'ormai lontano 2008.

Ma il vento dalle parti di Borgo Panigale è cambiato, i leader tecnici sono cambiati e con l'arrivo di Gigi Dall'Igna la Ducati ha intrapreso un percorso che ha cambiato il modo di "pensare" ad un prototipo. La Desmosedici di ultima generazione, che trova le proprie origini nella rivoluzione targata 2015, è una moto che resta fedele al DNA Ducati, con carattere da vendere e specificità assolutamente non replicabili dagli avversari.

Eppure è una moto molto più amichevole, una moto che non intimidisce chi la porta al limite per la prima volta. I risultati delle ultime tre stagione parlano da soli, ma il primo test di stagione delle new entry Jack Miller e Tito Rabat costituiscono l'ennesima cartina di tornasole per una verità che ormai è di pubblico dominio: la Desmosedici è una moto addirittura più facile di alcune concorrenti.


L'australiano che ha vinto in modo spettacolare da Assen nel 2016 in sella ad una Honda RCV, si è prodotto in lodi molto audaci nei confronti della Rossa, definendola una moto equilibrata, facile ed incredibilmente veloce. Detto da un pilota che poteva contare sul supporto HRC e che ha sempre guidato una Honda in MotoGP, è un complimento assolutamente apprezzabile. Stessa attitudine è stata mostrata da Tito Rabat, uno che in questa prima fase di carriera in MotoGP non è riuscito minimamente ad onorare il titolo di campione del mondo Moto2. Non siamo forse al cospetto di un fenomeno alla Zarco, ma è sembrato strano che Titone perdesse completamente la bussola una volta giunto in Top Class. Paradossalmente, avrà oggi una onesta chance in sella alla Ducati di fare ciò che non gli è riuscito in sella alla Honda.



Una volta si diceva che la Casa di Tokyo fosse in grado di costruire moto con cui chiunque sarebbe andato forte, mentre adesso questa affermazione ha perso forza e sostanza. Al contempo, la Desmosedici è diventata una delle moto più ambite nel paddock sia per Team che piloti. Dall'Igna è riuscito in parte a replicare in MotoGP quanto faceva l'Aprilia in 250, quando la maggior parte delle moto in griglia era una moto di Noale. Tutto sommato, anche la Ducati non è nuova a questo tipo di esperienza, visto che anche in SBK per tanti anni la serie 916-955-996-998 ha dettato legge in lungo e in largo, dominando il campionato con piloti ufficiali e privati.

I test di Valencia e Jerez hanno confermato che a Borgo Panigale la strada intrapresa è quella giusta. Andrea Dovizioso nel 2018 potrà contare su una maggiore consapevolezza e Jorge Lorenzo su un anno di esperienza in sella alla moto. Scontato aspettarsi risultati di prestigio anche da Danilo Petrucci, ma la speranza concreta è che anche gli altri rider Ducati possano avere ambizioni da top ten in ogni gara. La Ducati ha smesso di essere una moto difficile, ed è diventata terribilmente sexy per tutti i piloti del paddock MotoGP.