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sabato 16 dicembre 2017

Andrea Dovizioso mette all'asta degli stivali da gara in favore della Cesvi Onlus

Andrea Dovizioso è un ragazzo che non si dimentica certo di aiutare gli altri, ed ha messo all'asta un paio di stivali autografati per un'ottima causa

Un paio di stivali Alpinestars da gara sono uno splendido oggetto, ma se su questo splendido oggetto si mette l'autografo di Andrea Dovizioso ed il fatto che si tratta di stivali probabilmente utilizzati in gara durante una delle sei vittorie di questo magnifico 2017, il valore anche sentimentale aumenta. E la speranza è che questo valore diventi altissimo per l'asta il cui oggetto sono appunto questi stivali.

L'iniziativa vede come protagonisti il pilota Ducati e la Cesvi, una Onlus che opera dal 1985 in favore dei bambini che necessitano di un supporto in Africa. Andrea Dovizioso sta promuovendo personalmente questa iniziativa anche attraverso il proprio profilo Twitter.
Questo è il biglietto da visita di Cesvi, nel caso non conosceste la magnifica iniziativa che porta avanti da oltre trent'anni:

Cesvi è un’organizzazione laica e indipendente, fondata a Bergamo nel 1985, che opera per la solidarietà mondiale. Proteggiamo la vita e la salute dei bambini poveri nel mondo attraverso le Case del Sorriso, strutture di aiuto e accoglienza che si trovano in sei Paesi: Zimbabwe, Sudafrica, Haiti, Brasile, Perù e India. 

Le case del sorriso sono strutture di tutela dell’infanzia che forniscono servizi e accoglienza a orfani, minori che vivono in strada o in stato di abbandono e bambini vittime di sfruttamento e violenza anche nel contesto familiare. I rischi da cui mette in guardia il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia sono drammatici: entro il 2030 i bambini poveri nel mondo potrebbero essere 167 milioni mentre 60 milioni potrebbero essere esclusi dal diritto all’istruzione. 

Infine, senza interventi adeguati, 69 milioni di bambini potrebbero morire entro il 2030 per cause prevalentemente prevenibili. Poiché il problema della povertà dei bambini riguarda sempre di più anche il nostro Paese, Cesvi sta reagendo con rinnovato impegno anche in Italia. Il nostro compito, così come quello della comunità internazionale, è far sì che non ci siano più bambini poveri che muoiono di fame o per mancanza di assistenza sanitaria, in Africa come in tutti gli altri continenti.

Questo è il link per partecipare ad un'asta che sta già riscuotendo un ottimo successo e che terminerà tra circa una settimana. Se invece volete approfondire la vostra conoscenza della Onlus Cesvi, ecco dove trovare tutte le informazioni: CESVI ONLUS

venerdì 15 dicembre 2017

Troy Bayliss e quel sorpasso che l'ha consegnato alla storia del motociclismo

E' fresca la notizia del ritorno di Bayliss alle gare, e torna in mente il ricordo di un sorpasso assolutamente indimenticabile: l'anno è il 2000 e la pista è Monza

Un pilota come Troy Bayliss ha scritto intere pagine di storia del motociclismo, ma una in particolare resta indelebile nella memoria degli appassionati che amano la Ducati ed hanno amato alla follia questo grande campione.

Le porte del mondiale SBK si aprirono per Troy Bayliss nello stesso giorno in cui si chiusero per Carl Fogarty, protagonista a Phillip Island di un incidente che strappò The King al "suo" mondiale, e strappò anche il pilota di punta alla Ducati nel campionato più importante. All'epoca infatti la MotoGP era solo un miraggio lontano, e la Casa di Borgo Panigale concentrava tutte le proprie risorse in SBK. Perdere Fogarty equivaleva a perdere l'attore protagonista nel film più importante della stagione.

Quel 23 Aprile, l'infortunio di Fogarty costrinse i manager Ducati a cercare rapidamente un sostituto, in vista del round successivo che si sarebbe corso a Sugo, in Giappone. La scelta cadde su Troy Bayliss, che era diventato campione del BSB nel 1999 ed era stato mandato letteralmente in missione dalla Ducati negli Stati Uniti, per vincere il Campionato AMA che all'epoca era fondamentale per il marketing di Ducati USA, una delle costole più importanti di Borgo Panigale.

Bayliss arrivò a Sugo carico come una molla, ma le due gare furono un disastro con entrambe le manche terminate dopo neanche un giro. A terra alla prima curva in entrambe le occasioni, l'australiano sapeva di aver sprecato una grande occasione, e tornò negli Stati Uniti con la coda tra le gambe non ricevendo alcuna conferma da Ducati di dover completare la stagione.


Il motivo era semplice: in Ducati c'era bisogno di un grande campione sulla 998. Troy Corser era appena approdato in Aprilia, Kocinski era tornato negli States e non volle saperne di correre in Europa. La scelta cadde dunque su Luca Cadalora, che all'epoca non aveva una sella dopo il ritiro della MUZ nel 1999 in 500. Cadalora era l'uomo perfetto: modenese, grande campione ed amato dai tifosi. Un maniaco della messa a punto che avrebbe potuto scrivere una nuova carriera in SBK.

Il debutto avvenne a Donington, nel quarto round del mondiale. Un disastro completo, con un ritiro in Gara 1 ed un mesto 17° posto nella seconda frazione. Non nacque l'amore tra Cadalora e la Ducati SBK, con Luca che ammise di essere troppo innamorato del due tempi per riuscire a modificare la propria impostazione di guida al punto da padroneggiare la poderosa bicilindrica di Borgo Panigale.

Dopo quella gara, il rapporto finì e in Ducati si ritrovarono di nuovo senza pilota. A questo punto Davide Tardozzi pensò di nuovo a Troy Bayliss, consapevole che la sfortuna era stato il vero problema a Sugo e che tutto sommato la Ducati non aveva bisogno di un campione, bensì di un pilota che potesse incarnare lo spirito giusto. Troy Bayliss, arrivato in tarda età al professionismo, aveva dimostrato di avere del potenziale, di essere un vero talento. La chance gli fu concessa, e a Monza l'australiano ebbe l'opportunità di cancellare la pessima figura di Sugo.

I lunghi rettilinei di una Monza ancora "pura" non erano il palcoscenico migliore per il bicilindrico della Ducati, ma Bayliss diede prova di grande concretezza conquistando un ottimo quarto posto in Gara 1, ma il meglio doveva ancora arrivare. C'è da ricordare che all'epoca la SBK era l'unico terreno di caccia per i poderosi quattro tempi e che la grandi Case giapponesi mal tolleravano il dominio di Ducati nella categoria.

L'Aprilia aveva ingaggiato Troy Corser con la speranza di far competere la RSV alla pari con la 996. La Yamaha poteva contare sulla R7 finalmente gommata Dunlop dopo il mezzo disastro con le Michelin della sua stagione di debutto, ed in sella c'era Noriyuki Haga, un vero fenomeno. Anche dalle parti di Tokyo la sfida SBK era diventata un'ossessione, al punto da progettare e schierare in gara la prima bicilindrica Racing Made in Honda, con la splendida VTR-SP1 affidata alle mani di Texas Tornado, Colin Edwards. 

La Kawasaki schierava Akira Yanagawa ed una ZX-7rr che nonostante qualche anno sulle spalle, aveva tantissimo da dire ed anche la Suzuki iniziava a fare sul serio mettendo in sella alla GSX-R 750 il nostro Pierfrancesco Chili, ovvero Mr. Monza in persona.

Quando parte Gara 2 è chiaro che si assisterà ad un grande spettacolo, ma quando si arriva alla staccata della prima variante di Monza, il gruppo selvaggio fa impressione ad ogni passaggio. In un continuo gioco di scie che vengono rubate l'uno all'altro, si alternano in testa alla gara Edwards, Haga, Yanagawa e Chili. Bayliss è vicino, ed ogni tanto fa capolino nelle posizioni da podio.

Al nono giro sono ancora in cinque a dettare il ritmo, e Bayliss entra nel rettilineo in coda al gruppetto. Passa Haga, appena dopo l'uscita dela Parabolica, con il giapponese che si accoda immediatamente alla 996. Sul traguardo Bayliss è quarto ma quando questo poker di campioni si avvicina alla staccata della variante, l'australiano sembra essersi dimenticato dove sia il freno.

Passa in successione Chili, Edwards e Yanagawa ed entra alla prima staccata ad una velocità folle, riuscendo a controllare perfettamente la Ducatona che nelle sue mani sembra un giocattolo ben affilato. Al microfono c'è il mitico Giovanni Di Pillo, che letteralmente impazzisce e ripete il nome di questo campione all'impazzata: "Bayliss, Bayliss, Bayliss, incredibile!!!".




Qualsiasi appassionato che abbia assistito direttamente in pista o in cronaca diretta all'evento, ricorda perfettamente la pelle d'oca del momento. Mai un pilota si era presentato al mondo in quel modo, mai un sostituto di un grande campione come fu Carl Fogarty era riuscito in così poco tempo ad imporsi come nuovo mito.

Con questo sorpasso Bayliss si conquistò il contratto per finire la stagione, e l'amore dell'intero Management Ducati che si ritrovò in casa l'erede perfetto di Fogarty. Troy aveva anche il valore aggiunto di essere un uomo umile, che amava alla follia il suo lavoro e adorava i tifosi. Un vero combattente capace però di regalare un sorriso a chiunque, l'incarnazione perfetta dello spirito Ducati.

Conosciamo la storia e sappiamo che Troy Bayliss sarebbe diventato col tempo un vero pilota simbolo per la Ducati. Il primo passo di questa bellissima storia, resta senza dubbio il sorpasso di Monza nel 2000. Un'impresa che in pochi secondi ha reso leggenda questo grande pilota.

Il DOC di Ventimiglia organizza la terza giornata benefica del 2017 il giorno 17 Dicembre

Il giovane ma dinamico DOC Ducati Ventimiglia, noto come No Ducati No Party, organizza per il 17 Dicembre un'uscita a scopo benefico: ecco il programma della giornata

Di solito ci si vede in moto per divertirsi, per piegare in compagnia e per passare una giornata tra amici e passione. Il Club No Ducati No Party Ventimiglia DOC ha pensato di aggiungere a questi elementi un altro elemento, che è forse il più importante e bello tra tutti: aiutare gli altri. Nel caso specifico, il giorno 17 Dicembre, si terrà la terza giornata benefica a favore della comunità educativa Padre Semeria di Coldirodi-Sanremo , che svolge un ruolo molto importante e delicato per alcuni bambini che vivono situazioni familiari complicat.

L'evento prenderà il via presso il McDonald di Ventimiglia alle ore 10:30, per poi iniziare il motogiro in direzione Sanremo. Un aperi-pranzo per stare in compagnia presso il Maurice-Cafè di zona S.Martino a Sanremo e nel corso della giornata la raccolta dei fondi per sostenere la comunità di Padre Semeria.

Assieme al DOC Ventimiglia, parteciperanno all'evento anche gli amici dell'Harley & Flowers di Sanremo, perchè quando si tratta di beneficenza e passione, non ha assolutamente importanza se la moto che cavalchi provenga da Borgo Panigale, da Milwaukee o da Hamamatsu.

Questo il link alla pagina Facebook del DOC per aderire e coordinarsi al meglio. Invitiamo tutti i ducatisti della zona a partecipare, nel nome di una passione che ci accomuna tutti e che deve portarci sempre ad essere persone migliori.

Ecco il programma integrale dell'evento:


Marc Marquez parla del duello con Dovizioso: «Andrea mi ha dato una lezione di vita»

Il campione del mondo ha concesso una lunga intervista al quotidiano spagnolo Marca, parlando a fondo della sua rivalità con la Ducati e Andrea Dovizioso

Quando si perde, fa sempre male. Certo, in Ducati non hanno nulla di cui incolparsi, perchè nessuno avrebbe scommesso neanche un euro a gennaio sul fatto che nel 2017 Andrea Dovizioso sarebbe arrivato a Valencia in piena lotta per il titolo mondiale. Nessuno avrebbe immaginato di poter esultare per ben sei vittorie in una stagione che in ogni caso deve essere definita un successo incredibile.

L'unico ostacolo che si è frapposto tra la vittoria del titolo e Andrea Dovizioso è stato il mastino della MotoGP, il Cabroncito Marc Marquez. Talento e doti funamboliche innate. Capacità di sfruttare ogni situazione e salvarsi da ogni errore. Il supporto di un colosso come Honda. Un pilota che oggi non è forse imbattibile, ma che di certo rappresenta il nuovo altissimo limite della MotoGP, il punto di riferimento assoluto.


Dopo aver conquistato il quarto titolo nella classe regina, lo spagnolo ha concesso una lunga intervista al quotidiano spagnolo Marca, elogiando in modo incredibile le doti del Demodovi in sella alla Ducati e la sua attitudine nel 2017. Ovviamente ha anche parlato del futuro, con la prospettiva di un duello bis sull'asse Tokyo-Borgo Panigale: «La scuderia italiana sarà nuovamente pronta a lottare per la vittoria finale e ancor più agguerrita. Andrea Dovizioso sarà determinato a centrare un titolo che quest’anno ha sfiorato e, dal mio punto di vista, sono pronto a duellare con lui. Devo dire che mi ha regalato una lezione di vita. In questo mondo nessuno va sottovalutato, la sua crescita lo dimostra perfettamente». 

Oltre a spendere delle bellissime parole per Dovizioso, Marquez ha anche detto la sua sul debutto nella classe regina di Franco Morbidelli, un pilota molto interessante che in futuro potrebbe anche diventare un pezzo pregiato del mercato: «Nei test di Valencia l’ho visto abbastanza bene e tra i rookies mi ha impressionato, andando veloce e dimostrando di avere già un suo stile di guida ben preciso. Un aspetto decisamente importante. Sono convinto che potrà disputare diverse buone gare. Un consiglio che gli darei? Spingere sempre al massimo». 

Parlando del passaggio di talenti tra Moto2 e MotoGP, Marquez rivela di aver sfruttato anche l'eredità in termini di dati in telemetria, di una vecchia conoscenza di Ducati, l'australiano Casey Stoner: «Quando si muovono i primi passi in questa categoria così competitiva devi sfruttare ogni aspetto, partendo dalla telemetria del compagno di scuderia che, comunque, rimane il tuo primo avversario. Io ad esempio ho sfruttato a pieno il lavoro di Casey Stoner e Dani Pedrosa per provare a completarmi come pilota e come stile di guida. Poi quando si arriva in pista tutto cambia e arriva la battaglia, il vero sale del motociclismo».

Da appassionati di motociclismo e di sport, vogliamo tutti riassaporare un duello incredibile come quello di questa stagione nel 2018. Il confronto tra Dovizioso e Marquez si è svolto sempre all'insegna dello sport e della correttezza in pista e fuori.

giovedì 14 dicembre 2017

Arriva l'elettrico nel Paddock MotoGP e torna a galla un ricordo lontano

La rivoluzione elettrica sbarca in MotoGP nel 2019, con un campionato dedicato. Certe emozioni, forse non sarà più possibile provarle

Per qualcuno il passaggio alla propulsione elettrica è semplicemente il segno del cambiamento dei tempi, un percorso già scritto che nel 2017 è diventato obbligatorio seguire. Dagli scandali per le emissioni, alla necessità di diminuire in modo consistente le emissioni di Co2 nell'atmosfera, il passaggio del parco circolante mondiale alla propulsione Green sta diventando un tema sempre più presente, anche nelle discussioni tra appassionati.

Da vero amante del Racing, ricordo la prima volta che ho ascoltato il suono di un V10 Ferrari da Formula 1 a Monza. Era il 1997, e Schumacher lottava con Villeneuve per conquistare il suo primo titolo in rosso, rimandato poi di tre anni. Entrato nel Parco di Monza, sentì il rombo in lontananza mentre le vetture giravano per il warm-up. Avevo il biglietto per la Ascari, e chi è stato a Monza in quel periodo sa che per raggiungere quella tribuna, si doveva fare il sottopassaggio mentre le vetture transitavano sul rettilineo opposto dei box, che precede la mitica parabolica. 

Da bravo discolo, approfittai della distrazione dei commissari per salire sul muretto adiacente al passaggio, che finiva a pochi centimetri dal guard rail della pista. Quando arrivai sul bordo, esattamente in quell'istante, passò a pochi metri da me una delle due Ferrari. Un lampo rosso, un casco arancione che identificava Eddie Irvine ed un rombo che definire poderoso è davvero il minimo sindacale.

Chi ha avuto la fortuna di assistere dal vivo ad un GP Formula 1 fino al 2013, sa di cosa parlo. Non si tratta di rumore, non si tratta di fastidio. Una melodia a 20.000 giri, la sintesi della perfezione ingegneristica ai massimi livelli. Poi è arrivato il 2014,  sono arrivati i motori V6, le Power Unit 1500 cc. Il video che mostra il paragone tra il passaggio sul traguardo di Melbourne delle vetture nel 2103 e poi nel 2014 è un vero colpo al cuore degli appassionati. Poi è arrivata anche la Formula E e davvero il mondo è cambiato ancora.


Perdonate il lungo preambolo, ma era dovuto. Abbiamo parlato di F1 perchè quello che sta accadendo in MotoGP un pò ci spaventa. Prima se n'è parlato a lungo, ed ora è stato compiuto il primo passo davvero concreto verso il futuro con l'ufficializzazione del Mondiale E Moto, che vivrà in un regime di mono fornitore utilizzando l'azienda italiana Energica. Se da un lato questo è un grande motivo di orgoglio per la tecnologia e l'industria italiana, dall'altro è il primo segno concreto che l'incubo vissuto a Melbourne nel 2014, potrebbe essere presto vissuto da chi assisterà alla prima gara del mondiale MotoGP tra qualche anno.

Io ho paura di perdere la melodia di una Desmosedici lanciata a 350 km/h al Mugello. Ho paura di dimenticare il rombo da orchestra filarmonica che sapeva emettere la Kawasaki MotoGP con motore screamer. Non si possono definire "rumori". Questa è arte, signori miei. Si deve davvero essere senza cuore per definirla in altro modo.



C'è da puntualizzare che tra auto e moto, c'è un vero abisso tecnologico da colmare. Sono due "sistemi complessi" molto diversi fra loro e le dimensioni economiche sono totalmente sproporzionate. Nell'industria automobilistica, il passaggio all'elettrico ed all'ibrido sono due veri must. In ambito motociclistico, siamo già in territorio di tecnologia avanzatissima, ma ancora in un'epoca tutto sommato pioneristica. Il primo limite è ovviamente rappresentato dalle batterie attualmente a disposizione. Oggi per garantire una autonomia valida, la massa delle batterie incide in modo consistente sulla dinamica delle moto, mentre lo fa in modo meno decisivo sulle auto.

Ma la tecnologia va avanti, e la miniaturizzazione di questo delicato e fondamentale componente è dietro l'angolo. Già oggi le prestazioni di una moto elettrica al limite, sono vicine a quelle di una Moto2, che è decisamente un bell'andare. 

Non si può pensare di fermare lo sviluppo, nè di rallentare il cambiamento che è necessario per preservare il nostro pianeta, che è la nostra casa. Però non riesco a staccarmi dal ricordo di quella pelle d'oca che mi venne a Monza, nel Settembre del 1997. Sensazioni fortissime, che ricordo ancora oggi perfettamente. Mi dispiace pensare che mio figlio, tra una quindicina di anni, non sperimenterà mai la stessa emozione, non si scoprirà la sera a casa a sentire ancora il ronzio dei motori dopo aver visto magari per la prima volta un Gran Premio al Mugello.

Per ora il mio è solo un timore, ma se guardo al video di quel passaggio a Melbourne nel 2014 e penso al futuro della MotoGP, il percorso mi sembra inesorabilmente tracciato. Ci toccherà frequentare con maggiore assiduità le rievocazioni storiche che, ne siamo certi, registreranno un boom di presenze sugli spalti.   

mercoledì 13 dicembre 2017

Siamo quasi a Natale: i regali perfetti per il Ducatista nella Wishlist Desmodromica

Quando si deve fare un regalo ad un motociclista appassionato che ha una Ducati nel garage, il compito è semplicissimo! Ecco cosa regalare a Natale per far felici i bimbi Ducatisti

Ogni motociclista ama la propria moto, ma quando si tratta di una Ducati la passione spesso è enorme. Il Ducatista adora coccolare la propria belva a due ruote, e gli piace farsi riconoscere in ogni circostanza. Il merchandising dedicato al mondo Ducati è enorme: dall'abbigliamento agli accessori estetici per la moto. 

Abbiamo pensato di creare una wishlist natalizia per aiutarvi nel fare il regalo perfetto per il Ducatista. Che si tratti di un amico, di un fratello o della propria dolce metà, qui troverete tante idee per far felice il bimbo Ducatista che alberga nell'animo di ogni appassionato che si rispetti!

IL CALENDARIO DUCATISTI INTEGRALISTI


Ecco il primo calendario dedicato al mondo Ducati, completamente realizzato con le foto di VERE Ducatiste. Non ci sono modelle, non ci sono scollature. C'è solo tanta pura passione Desmodromica che vi accompagnerà per i dodici mesi del 2018:


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WORLD DUCATI WEEK 2018


Non è ancora possibile acquistare i biglietti di ingresso per l'evento Ducati per eccellenza atteso per il weekend che va dal 20 al 22 Luglio 2018, ma è possibile organizzare il pernottamento in zona autodromo Misano e prepararsi con anticipo al meglio. Qualsiasi Ducatista adora il WDW, perchè non organizzare subito la trasferta più attesa della stagione a due ruote in rosso? 

Il Camping Village Misano offre un'ottima offerta che potete consultare QUI

ABBIGLIAMENTO


Le proposte abbondano, spaziando dalle felpe alle t-shirt, passando per le giacche tecniche griffate Ducati e tutto un mondo di bandana, cappelli, scarpe. Cercando in giro per il web, queste ci sembrano le idee più originali e fuori dagli schemi:


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La linea University of Panigale ha una grande serie di modelli dedicati a tutte le Ducati, dalle iconiche 916 e 888 fino alle Monster e Multistrada. Per acquistare la linea University Of clicca QUI

KIT ADESIVI RACING


Volete rendere davvero unica una Ducati? Avete l'imbarazzo della scelta tra grafiche Racing ispirate alla SBK, alla MotoGP ed al British Superbike. Ecco una sfilata delle grafiche più apprezzate ed anche difficili da reperire sul web:


Nella sezione Kit Adesivi del negozio, ci sono tante altre grafiche dedicate alla Ducati, quindi esplora alla ricerca del regalo perfetto. Per acquistare i Kit Replica clicca QUI

WALLSTICKERS 


Il sogno di tanti motociclisti è portare il proprio gioiello a due ruote nel salotto di casa, magari su un bel cavalletto ed un tappeto dall'aspetto molto Racing. Per tanti questo resta un sogno nel cassetto, ma si può in qualche modo arginare la voglia di avere una moto in casa con uno splendido WallSticker da parete. Da Troy Bayliss a Carl Fogarty, passando per Casey Stoner e Jorge Lorenzo. Ecco alcune proposte a tema Ducati da non perdere:


Nella sezione WallStickers del negozio Ebay, troverai altri design dedicati ai campioni Ducati di presente e passato! Per acquistare i WallStickers Ducati clicca QUI

Stadler di Audi conferma in modo ufficiale: «Ducati appartiene alla famiglia Audi». Cessione scongiurata definitivamente

Sembrava quasi che la vendita della Ducati fosse una cosa molto concreta prima dell'estate. Rupert Stadler, CEO Audi, ha cancellato qualsiasi speculazione

Dal Gruppo Benetton ad una cordata di industriali indiani della Royal Enfield, passando anche per Milwaukee e la Harley&Davidson, la lista di soggetti interessati all'acquisizione della Ducati sembrava infinita. Ma dopo trattative, con tanto di cifre diffuse su media di mezzo mondo, ecco che arriva la persona più accreditata di tutte a cancellare definitivamente qualsiasi fantasma.

L'Amministratore delegato del Gruppo Audi, ovvero Rupert Stadler, ha ufficializzato che Ducati non è più un'azienda a rischio cessione, bensì un patrimonio di valore che resterà ben saldo nelle mani del Gruppo: «Posso assicurare che Ducati appartiene alla famiglia Audi. L’azienda bolognese è la perfetta implementazione della nostra filosofia premium nel mondo delle moto».

La necessità di monetizzare per il Gruppo VW non è mai stata un segreto dopo le maximulte ricevute a causa del celebre Dieselgate. Per questo la vendita di Ducati appariva il modo più facile e veloce per venire incontro alla richiesta di spending review richiesta. Il valore del Costruttore bolognese è stato stimato in 1,5 miliardi di euro. La lotta portata avanti anche dalle sigle sindacali, che in Audi hanno un ruolo di rilievo nel consiglio d'amministrazione dell'azienda, ha probabilmente aiutato il Gruppo a rinunciare all'idea di cedere un asset che in termini di redditività rappresenta senza dubbio un valore aggiunto notevole.

Ducati è oggi un'azienda in piena crescita, con una gamma di mezzi completa ed in grado di vincere nel Racing ad altissimo livello. Il record di moto prodotte e vendute cresce di anno in anno, quindi tenere in famiglia un'azienda con caratteristiche simili sembra la scelta più corretta. Adesso manca l'ultimo step, ovvero vincere il titolo in MotoGP, e portare anche la Panigale V2 alla vittoria in SBK prima del passaggio alla V4.