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lunedì 29 gennaio 2018

Jorge Lorenzo da 1,7 secondi del 2017 a meno di 2 decimi di distacco al secondo giorno di test

Lo spagnolo al primo test del 2017 era lontano, oggi è vicinissimo: grande evoluzione della coppia Desmosedici - Lorenzo

Continua il percorso di Jorge Lorenzo in sella alla Ducati Desmosedici e nel secondo giorno di test a Sepang appare chiaro ancora una volta che il rapporto che a inizio 2017 aveva difficoltà a decollare, oggi rappresenta un connubio tra i più competitivi presenti in griglia. Sono cambiati entrambi, sono evoluti ed hanno compiuto passi l'uno verso l'altra e viceversa. Lorenzo ha saputo reinventarsi dopo tanti anni di Yamaha e la Ducati ha saputo lavorare per venire incontro allo spagnolo, migliorando gli aspetti della Desmosedici che oltre ad essere indigesti per il campione erano probabilmente il grande limite del progetto.
Non siamo ancora in gara ed è presto per festeggiare. Ma le sensazioni sono buone e nel motociclismo le sensazioni sono tutto. Queste le parole dello spagnolo al termine della prima giornata: «La nuova moto mi ha subito trasmesso un buon feeling e il nostro primo test del 2018 è iniziato in modo positivo. La GP18 è decisamente più vicina al mio stile di guida e gira meglio con il gas a centro curva e, per essere il primo giorno di test su un circuito particolare come Sepang, abbiamo fatto segnare davvero un gran tempo. Vedere quattro Ducati nei primi cinque posti è sicuramente un altro segnale positivo e ho la sensazione che siamo sulla strada giusta, anche se naturalmente dobbiamo ancora migliorare alcuni aspetti».

Al termine del secondo giorno di test, Lorenzo si è preso il gusto di essere il primo pilota Ducati in classifica con un tempo di 1'59.498, a meno di due decimi dal riferimento della giornata segnato da Maverick Vinales. Come sempre, è giusto sottolineare che i test non sono tutto, che non si conoscono con precisione le condizioni degli avversari, quanta benzina ci sia nel serbatoio, se abbiano o meno utilizzato gomme nuove e altro. Quello che però è altrettanto giusto sottolineare, è che il passo avanti fatto dai primi test del 2017 ad oggi è enorme per Jorge Lorenzo.


A quell'epoca, la Desmosedici era per lo spagnolo un oggetto strano a cui dare del "Lei" con estrema circospezione. Oggi invece la situazione è diversa, e vedere Lorenzo spremere la GP18 sui curvoni di Sepang è un vero piacere. Anche i tempi sono molto importanti, perchè un anno fa era impensabile per lo spagnolo abbattere il muero dei 2 minuti a Sepang molto facilmente, mentre oggi ci è riuscito 3 volte ed ha girato anche molto spesso sul passo del 2'00, che a Sepang è un bell'andare.

Insomma è presto per stappare bottiglie e brindare ad un Lorenzo pronto a lottare per il titolo in sella alla Ducati, ma non è presto per sorridere pensando soddisfatti che questo grande campione ha lavorato senza sosta su se stesso mentre in Ducati si lavorava sulla moto. I risultati si vedono ed ora abbiamo sempre più voglia di essere già in Qatar, una pista che lo spagnolo ha sempre amato. Potrebbe essere il teatro perfetto per rompere il ghiaccio e vivere un inizio di stagione da sogno.

sabato 27 gennaio 2018

Lettera aperta dei Ducatisti a Casey Stoner: «Ti preghiamo, torna a correre. Se non vuoi farlo per te stesso, fallo per noi...»

Casey, non ce la facciamo più a vederti in sella alla Desmosedici sapendo che non vuoi correre in gara. Che ne dici di fare un regalo a tutti noi Ducatisti?

«Caro Casey, noi Ducatisti abbiamo pensato di scriverti una lettera. Abbiamo deciso di farlo dopo l'ennesima volta in cui sei salito in sella alla Desmosedici e sei stato semplicemente impressionante. Ogni volta che sali su una moto sai essere impressionante, ma la magia che si crea quando sei in pista sulla tua fiammante Ducati rossa con il numero 27 sul cupolino....è proprio questo: magia. Succede qualcosa che è difficile da tradurre in parole, da mettere nero su bianco.

Resta una scia di emozioni, resta la pelle d'oca nel vederti derapare. Affiorano ricordi, che sono tutt'altro che affievoliti dal peso degli anni. Perchè, ammettiamolo, ormai sono otto anni che non corri in gara su una Ducati e parlando di motociclismo, è quasi un'era geologica. Eppure torna in mente la prima trionfale cavalcata a Losail del 2007. Torna in mente quella pinna sul rettilineo di Motegi dello stesso anno. Sono nitide nella nostra mente anche le immagini dei duelli, delle cadute, di ogni singolo istante passato in sella alla nostra amata Rossa di Borgo Panigale. 

Ci sono anche state delusioni, c'è stato un momento in cui tu e noi siamo stati lontani. Ti abbiamo visto correre e vincere per qualcun altro. Ma non è mai stato neanche per un istante messo in discussione l'infinito affetto che noi Ducatisti proviamo per te. Abbiamo sempre saputo che sei selvaggio in sella e sincero oltre ogni ragionevole comprensione quando scendi dalla stessa sella. Non ti è mai andato giù il "sistema MotoGP", e noi ci abbiamo messo anni a capirti fino in fondo. In molti probabilmente ancora non l'hanno fatto, ma tutti ormai rispettano la tua decisione.

Hai scelto la famiglia, hai scelto l'amore per la vita. Hai scelto di non provare l'oppressione per l'ennesima conferenza stampa costellata di frasi fatte e di circostanza. Hai scelto di non partecipare agli eventi di quegli sponsor tanto odiati quanto indispensabili per far andare avanti il Circo. Hai capito nel tuo intimo che la MotoGP è diventata proprio questo: un Circo. E in ogni Circo che si rispetti, le attrazioni devono essere spettacolari, devono piacere al pubblico. Forse hai avvertito la strana sensazione di essere sfruttato dagli altri, hai provato il fastidio di sapere che qualcuno ha approfittato del tuo talento per i propri benefici personali.

Per questo ti sei ritirato dalle competizioni, hai fatto una scelta precisa. Solo che questa scelta provoca ogni volta un dolore immenso all'altra tua famiglia. Perchè un pò noi tifosi Ducatisti ci consideriamo questo, ci consideriamo una tua seconda famiglia. Abbiamo esultato, abbiamo sofferto, abbiamo pianto. Forse non sai davvero quanto ti vogliamo bene e quanto ci manchi. Siamo pazzi di Andrea Dovizioso, adoriamo l'aggressività di Jorge Lorenzo. Ma come amiamo te...sei semplicemente un'altra cosa, un affare completamente diverso. Forse proprio per il tuo essere così legato all'essenza del Racing e per il fatto di non voler essere a tutti costi una star. Ami correre in moto, ami la Ducati. Sei probabilmente più Ducatista tu di tanti che hanno la tessera di un qualche DOC in giro per il mondo.


E' per questo che abbiamo pensato di scriverti questa lettera, alla fine del test di Sepang. L'ennesima volta in cui sei salito sulla tua Ducati rossa e ti sei messo a danzare tra le curve. Una danza che ha troppa magia per essere relegata a dei test privati, che solo in pochi possono guardare di persona. Abbiamo pensato di dirti ancora una volta che ci manchi, che ci manchi da impazzire e che sarebbe bellissimo averti ancora una volta in gara su quella Ducati rossa. Siamo tutti certi che in Ducati farebbero di tutto per accontentarti. Probabilmente riuscirebbero a non farti partecipare ad alcun evento con gli sponsor. Forse riuscirebbero anche ad evitarti buona parte delle conferenze stampa.

Immagina con noi la scena: arrivi nel Paddock, indossi la tuta e sali in moto. E dai gas. Punto. Senza fronzoli, senza parole inutili. Dai gas per il gusto di farlo, corri una gara per il gusto di provare quella adrenalina che solo le competizioni sanno regalare. Per tutti noi sarebbe un sogno, sarebbe un momento semplicemente magico. Casey, te lo chiediamo ancora una volta e ti chiediamo di farlo anche solo per una gara. Siamo anche noi parte della tua famiglia. Non siamo forse la parte più importante, ma credici quando diciamo che ti vogliamo bene davvero.  Mugello, Phillip Island, Misano. Scegli tu, per noi è la stessa cosa. Ci manca quella magia che solo un ragazzo australiano in sella alla Ducati rossa con il 27 sul cupolino sa regalare. Ci manchi tu. Tantissimo»

venerdì 26 gennaio 2018

La Honda copia Ducati: massiccio utilizzo di carta carbone in HRC per l'aerodinamica della RCV 213

I primi test di Sepang hanno svelato la strategia Honda per definire l'aerodinamica della RCV 213, che sembra decisamente ispirata alla Desmosedici

Il motto originale dovrebbe essere: «Se non puoi batterli, alleati con loro». Solo che nel Racing non esistono alleati, perchè è uno sport individuale. Tutti vogliono battere tutti, essere davanti. Poi stiamo parlando di uno sport in cui l'aspetto tecnologico riveste ovviamente un'importanza fondamentale, che definisce in maniera molto forte i valori in campo. Ecco dunque che in Honda hanno valutato che il motto di cui sopra, deve essere necessariamente declinato in un altro modo: «Se non puoi batterli, copia spudoratamente da loro». Se pensate che questa interpretazione sia esagerata, vi basta mettere a confronto la Desmosedici di Lorenzo e Dovizioso con la Honda RCV messa in pista a Sepang nelle mani di Ayoma e Bradl e immortalata da Peter McLaren del sito inglese Crash.net .

La Casa di Tokyo è stata la prima a mettere in piedi un'autentica lotta all'arma bianca contro l'utilizzo dell'aerodinamica in MotoGP. L'ha fatto perchè quando Ducati ha spinto sull'acceleratore nel 2016 mettendo in pista una veste aerodinamica spinta al massimo del consentito dal regolamento, è apparso immediatamente chiaro che sarebbe stato molto difficile per chiunque eguagliare quel lavoro, frutto di anni di investimenti in un settore spesso snobbato dai rivali.

Ducati ha sempre adottato una determinata politica nel Racing, e tutti ricordiamo le splendide parole di Filippo Preziosi, l'ingegnere che ha portato la Desmosedici al titolo del 2007 con un Casey Stoner stellare in sella: «Non avremo mai le risorse della Honda o della Yamaha. Noi siamo alla stregua di un piccolo Costruttore, e per battere dei colossi del genere dobbiamo necessariamente tracciare una nostra strada, diversa dalla loro. Se lottassimo sullo stesso terreno di gioco, non avremmo speranze». Questa mentalità ha portato a studiare il telaio scatolato, a sviluppare un'elettronica raffinatissima. Ha spinto Ducati ad essere la prima "grande" a passare a Bridgestone, e l'ha poi convinta ad investire negli anni nell'aerodinamica, un settore snobbato dalla maggior parte dei concorrenti.


Anni di ricerca e sviluppo hanno portato alla definizione di nuovi parametri, che di colpo hanno reso vetuste le interpretazioni dei rivali sul tema aerodinamica. In Honda l'hanno capito, e nel 2017 sono riusciti ad ottenere una maggior attenzione sul regolamento. Solo che in Honda hanno finito per sottovalutare il potenziale dell'inventiva Ducati. A Borgo Panigale hanno infatti offerto il meglio quando sono stati in grado di mettere in pista la Desmosedici versione "Brno", con la veste aerodinamica che ancora oggi dovrebbe caratterizzare la GP18.


A questo punto, in Honda hanno capito che tentare di impedire alla creatività degli ingegneri italiani è semplicemente impossibile, e hanno scelto una strada diversa, fornendo una propria interpretazione dell'applicazione aerodinamica sulla moto. Il punto è questa interpretazione, sembra eccessivamente simile a quanto offerto da Ducati sulle proprie moto. Le prime foto della RCV a Sepang, potrebbero in alcuni frangenti essere confuse con quelle della Desmosedici.


Sappiamo che non sarà un problema, perchè mentre a Tokyo sono stati impegnati a copiare, a Borgo Panigale avranno probabilmente studiato una nuova strada da seguire. In un certo senso, è un complimento da parte della HRC, il Reparto Corse più potente al mondo. Ci piace immaginare gli ingegneri Ducati che guardando il cupolino della Honda a Sepang sorridono, pensando che per quanto possano sforzarsi a Tokyo, la Desmosedici continuerà a giocare un'altra partita. Anche per questo, c'è da essere orgogliosi nel tifare Ducati.

giovedì 25 gennaio 2018

Adesso possiamo urlarlo: LA DUCATI PANIGALE V4 E' LA MIGLIOR MOTO SPORTIVA AL MONDO!

I tester hanno messo le mani sulla Ducati Panigale V4 a Valencia e il verdetto è unanime: la migliore di tutte in tutto

Cosa significa essere i migliori? E soprattutto, come si fa a definire una moto migliore di un'altra? I parametri da prendere in considerazione sono tantissimi, e ognuno ricopre la sua importanza. Per alcuni valgono i numeri nudi e crudi, quindi si parla di potenza, di cavalli, di peso e di curve di coppia. Per altri, la moto deve conquistare al primo sguardo, deve essere bella, preferibilmente bellissima. C'è poi chi ha un'anima più romantica, e cioè chi si fida delle proprie sensazioni, colui che vive l'emozione della moto in modo diverso ogni volta che l'accende, ogni volta che la osserva dopo un giro tra i passi. Questo è forse il più emozionale tra i parametri, e spesso è anche quello più importante.

Se vi fermate al bar sul passo assieme ad un gruppo di motociclisti ed arriva qualsiasi moto di recente introduzione sul mercato, si scatenano le discussioni più feroci. Chi dice che non è affidabile, chi dice che ha letto che non frena. Chi la indica e dice: "soldi buttati". Insomma, si potrebbe ricavare un discreto spaccato umano osservando le reazioni dei motociclisti al nuovo che avanza. Oggi però c'è un punto fermo, c'è uno zenith.
Quando la Ducati ha iniziato a delineare la Panigale V4 ha sfidato tutto e tutti. Ha sfidato sé stessa, perchè proprio in Ducati si è sempre detto che il bicilindrico è il miglior frazionamento per qualsiasi moto stradale. Ha sfidato le grandi rivali, che possono vantare un'enorme esperienza sui plurifrazionati impossibile da replicare. Ha sfidato la storia e anche chi pensava che fosse impossibile industrializzare un motore raffinato come il Desmosedici Stradale. Quando a Milano sono stati tolti i veli alla Panigale V4, abbiamo capito che tante di queste sfide sono state vinte da Ducati. Eppure mancava il confronto, mancava l'altro punto di vista.

Abbiamo parlato con Alessandro Valia ad EICMA, il tester di riferimento per la delibera delle sportive stradali di Borgo Panigale, e lui ha garantito che pur essendo di parte, si sentiva sicuro di sè nell'affermare che: «Questa moto è la miglior sportiva che c'è sul mercato. Punto». Parole simili sono state pronunciate da Domenicali al momento della presentazione. Ma non bastava, non era ovviamente sufficiente.

Adesso però le cose sono cambiate, perchè Ducati ha permesso alla stampa mondiale di mettere le mani sulla Panigale V4 a Valencia, per un test che ha messo a nudo tutti i pregi di una moto semplicemente meravigliosa. Alcuni tra i tester hanno pubblicato immediatamente le proprie impressioni ed è incredibile notare quanto entusiasmo abbia saputo generare questa moto tra i fortunati che l'hanno potuta spremere al limite sul tracciato spagnolo.

Igor Berzi, per tutti il mitico Aigor di Superbike Italia, la racconta così:



Riccardo Piergentili, tester di Motosprint e viso che avrete sicuramente riconosciuto nei video "The Test" in onda su Sky, è altrettanto eloquente:


Anche i colleghi di Cycle World non prendono per nulla sottogamba l'impatto di questa moto e dichiarano senza mezzi termini: «La Panigale V4 s è la più veloce Ducati Superbike che abbiamo mai guidato»


Molto bello anche il video di Alberto Naska, invitato assieme alla stampa specializzata per partecipare alla presentazione, che ha pubblicato un video molto emozionale condensando in pochi minuti un'esperienza fantastica.


Ovviamente ci sono quantità di onboard da far impallidire ma i due che colpiscono di più sono quello pubblicato da Motociclismo e quello pubblicato direttamente dal canale Youtube ufficiale di Ducati, che ci porta in sella assieme al tester Alessandro Valia, uno dei pochi capace di spremere davvero al limite il missile rosso. L'accelerazione poderosa, l'agilità della moto e il suo comportamento generale le permettono di girare a Valencia in 1.36'8, che è appena un secondo sopra il tempo segnato in gara da Troy Bayliss sulla stessa pista in sella alla 1198 con cui si sarebbe laureato campione del mondo SBK. Il tutto con una moto quasi completamente di serie.

Questo il video di Motociclismo:



Questo l'impressionante onboard di Alessandro Valia, che gira a meno di un secondo da Troy Bayliss:
Emozioni, staccate, violente impennate. Le informazioni a disposizione ormai sono abbastanza per gridarlo senza paura di essere smentiti: LA DUCATI PANIGALE V4 E' LA MIGLIOR MOTO SPORTIVA AL MONDO!

mercoledì 24 gennaio 2018

WSBK Test Jerez Day 2 - Tom Sykes fa volare la Kawasaki, Melandri quinto lavorando sul passo


Seconda giornata di test a Jerez all'insegna del dominio Kawasaki, con Sykes che vola. Grande lavoro sul passo gara per Melandri e ottimi riscontri dalla Honda con Leon Camier

Se guardiamo alla classifica dei tempi del secondo giorno di test a Jerez, appare lampante che le Kawasaki ufficiali siano ancora il riferimento per chiunque in pista. Ma sono dei test, quindi è difficile stabilire in che configurazione abbiano girato i piloti e sapere chi ha sfruttato la gomma da tempo. Sappiamo per certo che Melandri non ha mai tentato il time attack puro, eppure è quinto in classifica a fine giornata con un ottimo riferimento.


L'italiano ha incassato quasi un secondo da Sykes, unico a scendere sotto il muro del 1'39, mentre è a meno di 3 decimi da Jonathan Rea, secondo in classifica. Sul podio virtuale sale Nick Canepa, "prestato" al Team sviluppo SBK in sella alla Yamaha R1 ed in grado di spingere più forte degli ufficiali. Impressiona il quarto posto di Leon Camier, che ha sfruttato la nuova elettronica Marelli a disposizione della Honda CBR per farla issare in classifica su posizioni che dovrebbero essere la norma per il Costruttore di Tokyo.

Buoni segnali anche da Jordi Torres, che ha ereditato la sella MV che fu dello stesso Camier. Settimo in classifica a poco più di un secondo dal missile Sykes.

Questa la classifica completa a fine giornata: 


martedì 23 gennaio 2018

WSBK Test Jerez Day1 - I tempi al termine del 1° giorno


Jonathan Rea continua ad essere mattatore in SBK, ma non sono lontani Melandri e Davies. Primi passi in pista per la Panigale V4, quindicesima con Zanetti a meno di due secondi dal top



venerdì 19 gennaio 2018

Ma cosa doveva fare Dovizioso per battere Buffon?

Abbiamo appreso che Miguel Oliveira in Portogallo è stato eletto sportivo dell'anno e ci è tornato in mente che in Italia, Buffon ha battuto Dovizioso per lo stesso titolo

Di certo il Portogallo non può vantare una serie di campioni nello sport quanto può fare l'Italia, ma c'è un preciso ambito in cui davvero gli sportivi italiani non possono che zittire rispetto ai colleghi portoghesi: il calcio. Perchè? La risposta al quesito è semplicissima ed ha un nome ed un cognome: Cristiano Ronaldo. Il fenomeno del Real Madrid rappresenta il campionissimo, una specie di idolo nella sua terra natia. Nel 2017 ha vinto l'ennesimo Pallone d'Oro, per la precisione il quinto della sua carriera. Tanti quanto un certo Leo Messi, per capirci

Come in Italia è stato eletto lo sportivo dell'anno, sia in ambito maschile che femminile, anche in Portogallo è stata fatta la stessa cosa. In Italia, nella classifica organizzata dalla Gazzetta dello Sport, a vincere è stato Gianluigi Buffon. Buffon il portiere della Juventus, ovvero lo stesso portiere che NON ha vinto la Champions League con il suo Club e NON ha permesso all'Italia di qualificarsi ai mondiali di calcio del 2018. Eppure ha vinto.

Detto ciò, appare chiaro che in Portogallo lo stesso titolo poteva essere vinto solo da un uomo, da quel Cristiano Ronaldo premiato ben cinque volte con il Pallone d'Oro. Chi avrebbe potuto sperare di battere cotanto plamares? Ebbene uno c'è stato ed è un uomo che nel 2017 non ha vinto alcun titolo di pregio, se non tre vittorie di tappa. Stiamo parlando, e non ce ne voglia, di Miguel Oliveira, ovvero il rider KTM in Moto2 che ha avuto il merito di vincere tre gare alla sua stagione di debutto nella middle class. Una stagione certamente interessante questa del 2017 per il pilota portoghese, ma onestamente sapendo di avere come rivale in corsa Ronaldo, ci domandiamo quante chance avesse di batterlo, almeno stando ai parametri dell'Italia. Ma il punto è che Oliveira non è italiano e non ha dovuto competere qui da noi per meritarsi questo titolo.


Questa sfortuna è invece toccata ad Andrea Dovizioso ed anche a Franco Morbidelli. Il primo ha vinto con la Ducati ben sei volte in stagione, non riuscendo a coronare il sogno iridato davvero per un soffio e regalando un'emozione lunga 18 gare ai tifosi italiani. Pilota italiano, moto rossa e italiana. Dovizioso e la Desmosedici sono stati senza dubbio la sorpresa tricolore della stagione, un tripudio di italianità tesa a battere qualsiasi avversario. Lo stesso possiamo tranquillamente affermare per Franco Morbidelli, che si è preso di forza il titolo mondiale della Moto2, riportandolo in Italia dopo tanti, troppi anni di assenza. Dovizioso ha incantato, Morbidelli ha incantato e ha pure vinto. Eppure nessuno dei due ha potuto nulla contro la corazzata Buffon. Non abbiamo niente contro il portierone della ormai decrepita nazionale di calcio italiana, ma avremmo molto da dire a chi ha contribuito a fargli vincere un titolo che riteniamo sia profondamente immeritato. Come si fa a pensare che il 2017 di Buffon sia migliore o degno di maggiori attenzioni rispetto a quello di Dovizioso e di Morbidelli?

Cosa ha vinto Buffon? L'ennesimo scudetto? E cosa hanno fatto i due piloti? Hanno fatto molto di più! Ci hanno resi orgogliosi di essere italiani. Uno ha fatto trionfare la moto italiana, si è battuto corpo a corpo con il peso massimo per eccellenza del ring della MotoGP e l'ha sconfitto. L'altro si è laureato campione del mondo. CAMPIONE DEL MONDO. Lo ripetiamo a caratteri cubitali, perchè sembra che questa impresa non sia stata compresa al 100% dai media nostrani, che hanno preferito "favorire" in qualche modo la vittoria di Buffon in questa competizione, che magari non varrà nulla, ma che ha il suo peso. 


Perchè se in Portogallo un ragazzo che vince tre gare in Moto2 viene trattato da eroe, qualcuno mi spieghi come mai in Italia non abbiamo portato in trionfo Dovizioso e Morbidelli! E poi, scusate se finora non l'abbiamo menzionato, avete presente cosa ha fatto Tony Cairoli? Il siciliano è una leggenda vivente ed è italiano! Se fosse nato negli USA, come minimo sarebbe un papabile alle presidenziali. In Italia in troppi a stento conoscono il suo nome. 

Leggere di questo riconoscimento per Oliveira nel suo Portogallo ci ha resi tristi. Il calcio è lo sport nazionale in Italia, su questo non c'è dubbio. Ma nel motociclismo siamo i migliori, eppure sembriamo non capirlo, non volerlo comprendere. Il punto è che probabilmente questo sport è stato condizionato in modo forse anche eccessivo da Valentino Rossi e dai suoi successi del passato. Perchè siamo tutti certi che se Valentino fosse stato in lizza per il titolo fino a Valencia, probabilmente il titolo di sportivo italiano dell'anno lo avrebbe vinto lui. 

Rossi ha scritto delle pagine di Sport incredibili per l'Italia nel motociclismo ed altre ne scriverà, ne siamo certi. Ma adesso è il momento di andare avanti, di avere fiducia in coloro che hanno una vita davanti per scrivere la propria di storia nello sport. Purtroppo con il grande Tony Cairoli non riusciremo mai a saldare un debito di riconoscenza che sembriamo davvero ignorare di avere qui da noi. Però non è tardi per i campioni del domani, non è tardi per chi può scrivere le sue di pagine di Sport. La nostra speranza è che qualcosa cambi e che nel 2018, lo sportivo dell'anno in Italia sia chi ci ha provato fino in fondo, chi ci ha messo il cuore, chi non ha mai mollato. 

Forse in Portogallo hanno pensato di premiare Oliveira seguendo questi parametri. Sarebbe bello che cominciassimo a farlo anche in Italia.