venerdì 26 gennaio 2018

La Honda copia Ducati: massiccio utilizzo di carta carbone in HRC per l'aerodinamica della RCV 213

I primi test di Sepang hanno svelato la strategia Honda per definire l'aerodinamica della RCV 213, che sembra decisamente ispirata alla Desmosedici

Il motto originale dovrebbe essere: «Se non puoi batterli, alleati con loro». Solo che nel Racing non esistono alleati, perchè è uno sport individuale. Tutti vogliono battere tutti, essere davanti. Poi stiamo parlando di uno sport in cui l'aspetto tecnologico riveste ovviamente un'importanza fondamentale, che definisce in maniera molto forte i valori in campo. Ecco dunque che in Honda hanno valutato che il motto di cui sopra, deve essere necessariamente declinato in un altro modo: «Se non puoi batterli, copia spudoratamente da loro». Se pensate che questa interpretazione sia esagerata, vi basta mettere a confronto la Desmosedici di Lorenzo e Dovizioso con la Honda RCV messa in pista a Sepang nelle mani di Ayoma e Bradl e immortalata da Peter McLaren del sito inglese Crash.net .

La Casa di Tokyo è stata la prima a mettere in piedi un'autentica lotta all'arma bianca contro l'utilizzo dell'aerodinamica in MotoGP. L'ha fatto perchè quando Ducati ha spinto sull'acceleratore nel 2016 mettendo in pista una veste aerodinamica spinta al massimo del consentito dal regolamento, è apparso immediatamente chiaro che sarebbe stato molto difficile per chiunque eguagliare quel lavoro, frutto di anni di investimenti in un settore spesso snobbato dai rivali.

Ducati ha sempre adottato una determinata politica nel Racing, e tutti ricordiamo le splendide parole di Filippo Preziosi, l'ingegnere che ha portato la Desmosedici al titolo del 2007 con un Casey Stoner stellare in sella: «Non avremo mai le risorse della Honda o della Yamaha. Noi siamo alla stregua di un piccolo Costruttore, e per battere dei colossi del genere dobbiamo necessariamente tracciare una nostra strada, diversa dalla loro. Se lottassimo sullo stesso terreno di gioco, non avremmo speranze». Questa mentalità ha portato a studiare il telaio scatolato, a sviluppare un'elettronica raffinatissima. Ha spinto Ducati ad essere la prima "grande" a passare a Bridgestone, e l'ha poi convinta ad investire negli anni nell'aerodinamica, un settore snobbato dalla maggior parte dei concorrenti.


Anni di ricerca e sviluppo hanno portato alla definizione di nuovi parametri, che di colpo hanno reso vetuste le interpretazioni dei rivali sul tema aerodinamica. In Honda l'hanno capito, e nel 2017 sono riusciti ad ottenere una maggior attenzione sul regolamento. Solo che in Honda hanno finito per sottovalutare il potenziale dell'inventiva Ducati. A Borgo Panigale hanno infatti offerto il meglio quando sono stati in grado di mettere in pista la Desmosedici versione "Brno", con la veste aerodinamica che ancora oggi dovrebbe caratterizzare la GP18.


A questo punto, in Honda hanno capito che tentare di impedire alla creatività degli ingegneri italiani è semplicemente impossibile, e hanno scelto una strada diversa, fornendo una propria interpretazione dell'applicazione aerodinamica sulla moto. Il punto è questa interpretazione, sembra eccessivamente simile a quanto offerto da Ducati sulle proprie moto. Le prime foto della RCV a Sepang, potrebbero in alcuni frangenti essere confuse con quelle della Desmosedici.


Sappiamo che non sarà un problema, perchè mentre a Tokyo sono stati impegnati a copiare, a Borgo Panigale avranno probabilmente studiato una nuova strada da seguire. In un certo senso, è un complimento da parte della HRC, il Reparto Corse più potente al mondo. Ci piace immaginare gli ingegneri Ducati che guardando il cupolino della Honda a Sepang sorridono, pensando che per quanto possano sforzarsi a Tokyo, la Desmosedici continuerà a giocare un'altra partita. Anche per questo, c'è da essere orgogliosi nel tifare Ducati.

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