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lunedì 11 dicembre 2017

Il Desmosedici Stradale V4 potrebbe aprire le porte dell'Endurance e di Suzuka per la Ducati

Ducati compete in quasi tutte le categorie al top del motociclismo, ma l'Endurance è sempre stato terreno ostico per i bicilindrici. Il V4 potrebbe cambiare le carte in tavola

Se parlate con qualsiasi ingegnere meccanico, ognuno vi confermerà che un bicilindrico ad alte prestazioni non è la configurazione migliore da utilizzare per una competizione di durata. Lo schema bicilindrico a L, per quanto abbia fatto passi avanti da gigante dal punto di vista dell'affidabilità, risente ancora di un limite strutturale soprattutto per quanto riguarda l'equilibrio generale del motore. Non siamo degli ingegneri, e non desideriamo entrare in un campo minato come una disquisizione tecnica sui motori, parlando di vantaggi e vantaggi dell'una e dell'altra soluzione.

Quello che però abbiamo appreso in vent'anni di sana passione, è che un bicilindrico ad alte prestazioni rispetto ad un quattro cilindri in linea o a V, risulta eccessivamente stressato in competizioni di durata. La prestazione assoluta non è un problema, basta pensare alla potenza che poteva vantare la Ducati 999 di Bayliss nel 2006, che lottava ad armi pari con le 4 cilindri 1000 cc di Honda, Suzuki e Yamaha. Il problema però sorge quando questa prestazione viene richiesta a quel tipo di motore per una competizione troppo lunga. 

Questo "limite" ha sempre tenuto la Ducati ben lontana da competizioni Endurance per anni, almeno in forma ufficiale. L'aumento della cilindrata ammessa per i bicilindrici fino a 1200 cc ha dato una spinta ai team che volevano utilizzare la Panigale in gara. Ma senza l'impegno diretto della Casa di Borgo Panigale, era praticamente impossibile raccogliere risultati di rilievo. Ducati tentò in ogni caso l'impresa a Suzuka in forma semi-ufficiale, portando a Suzuka nel 1991 la mitica 888, gestita in gara da Roche e il nostro amatissimo Giancarlo Falappa.

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Ma dal 2019 le cose cambieranno, perchè se è vero che l'attuale versione della V4 ha una cilindrata superiore ai mille centimetri cubici e quindi non omologabile per correre contro le rivali giapponesi, è altrettanto vero che Ducati omologherà nel tardo 2018 una versione 1000 cc, perfettamente utilizzabile sia in SBK che nell'Endurance. Di V4 vincenti nell'Endurance la storia ne è piena, basta tornare all'epoca d'oro delle Honda RC-30 ed RC-45, che hanno dominato in lungo e largo sia nel mondiale, che a Le Mans che a Suzuka. Proprio Suzuka potrebbe essere il palcoscenico perfetto per la Ducati per andare a confrontarsi con le Case giapponesi in un ambito totalmente inedito.

Il Reparto Corse di Borgo Panigale non ha risorse illimitate, e l'impegno in MotoGP prosciuga gran parte delle risorse che ci sono. Il progetto Panigale V4 SBK sarà senz'altro molto importante nel gruppo di lavoro di Borgo Panigale. Dedicare una "costola" del Reparto allo studio di una versione della V4 che possa competere in una competizione importante come Suzuka è un'ipotesi che ha indubbiamente del fascino. Se chiedete a qualsiasi uomo Ducati quali siano state le vittorie più belle della storia del Marchio in MotoGP, la maggior parte vi risponderà che le più belle sono le vittorie in Giappone, ottenute sul tracciato di Motegi.


Certo c'è il Mugello, c'è stato il Red Bull Ring e tornando molto indietro la vittoria di Bayliss a Valencia. Ma le vittorie di Loris Capirossi, Casey Stoner e Andrea Dovizioso a Motegi, in casa del grande rivale Honda, hanno un sapore del tutto particolare. La Honda, che è proprietaria del tracciato e svolge moltissimi collaudi sul Twin Ring, ha anche un proprio museo dedicato all'interno dell'autodromo. Di certo Ducati non può più essere considerato un "piccolo" Costruttore, ma le proporzioni dei valori in campo restano in ogni caso a vantaggio dei rivali giapponesi in modo quasi imbarazzante.

Non è più un Davide contro Golia, ma resta vero che quando la Ducati batte le rivali lo fa contando su risorse di tutt'altro spessore e spesso ci riesce grazie a trovate geniali che fanno parte del DNA italiano. Nella preparazione di una competizione come la 8 Ore di Suzuka, tutti i Costruttori giapponesi riversano il meglio del meglio della propria tecnologia. Spesso, dopo la gara di durata probabilmente oggi più famosa del pianeta, le moto impegnate in SBK ricevono degli aggiornamenti e si parla spesso nel paddock del mondiale di motori in "specifica Suzuka". Ne sa qualcosa Colin Edwards, che nel 2002 dopo la gara Endurance che sta più a cuore alla Honda, ottenne una versione della sua SP-2 assolutamente impressionante. Una moto capace di mettere in fila una serie di vittorie impressionanti, ribaltando un risultato che fino a quel punto appariva scontato.

Adesso tocca aspettare e capire se il progetto si concretizzerà, con la speranza che adesso il nostro Davide vada a Suzuka a sfidare Golia. Ma senza fionda: gli basterà un V4 studiato a dovere per l'occasione.

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