venerdì 15 dicembre 2017

Troy Bayliss e quel sorpasso che l'ha consegnato alla storia del motociclismo

E' fresca la notizia del ritorno di Bayliss alle gare, e torna in mente il ricordo di un sorpasso assolutamente indimenticabile: l'anno è il 2000 e la pista è Monza

Un pilota come Troy Bayliss ha scritto intere pagine di storia del motociclismo, ma una in particolare resta indelebile nella memoria degli appassionati che amano la Ducati ed hanno amato alla follia questo grande campione.

Le porte del mondiale SBK si aprirono per Troy Bayliss nello stesso giorno in cui si chiusero per Carl Fogarty, protagonista a Phillip Island di un incidente che strappò The King al "suo" mondiale, e strappò anche il pilota di punta alla Ducati nel campionato più importante. All'epoca infatti la MotoGP era solo un miraggio lontano, e la Casa di Borgo Panigale concentrava tutte le proprie risorse in SBK. Perdere Fogarty equivaleva a perdere l'attore protagonista nel film più importante della stagione.

Quel 23 Aprile, l'infortunio di Fogarty costrinse i manager Ducati a cercare rapidamente un sostituto, in vista del round successivo che si sarebbe corso a Sugo, in Giappone. La scelta cadde su Troy Bayliss, che era diventato campione del BSB nel 1999 ed era stato mandato letteralmente in missione dalla Ducati negli Stati Uniti, per vincere il Campionato AMA che all'epoca era fondamentale per il marketing di Ducati USA, una delle costole più importanti di Borgo Panigale.

Bayliss arrivò a Sugo carico come una molla, ma le due gare furono un disastro con entrambe le manche terminate dopo neanche un giro. A terra alla prima curva in entrambe le occasioni, l'australiano sapeva di aver sprecato una grande occasione, e tornò negli Stati Uniti con la coda tra le gambe non ricevendo alcuna conferma da Ducati di dover completare la stagione.


Il motivo era semplice: in Ducati c'era bisogno di un grande campione sulla 998. Troy Corser era appena approdato in Aprilia, Kocinski era tornato negli States e non volle saperne di correre in Europa. La scelta cadde dunque su Luca Cadalora, che all'epoca non aveva una sella dopo il ritiro della MUZ nel 1999 in 500. Cadalora era l'uomo perfetto: modenese, grande campione ed amato dai tifosi. Un maniaco della messa a punto che avrebbe potuto scrivere una nuova carriera in SBK.

Il debutto avvenne a Donington, nel quarto round del mondiale. Un disastro completo, con un ritiro in Gara 1 ed un mesto 17° posto nella seconda frazione. Non nacque l'amore tra Cadalora e la Ducati SBK, con Luca che ammise di essere troppo innamorato del due tempi per riuscire a modificare la propria impostazione di guida al punto da padroneggiare la poderosa bicilindrica di Borgo Panigale.

Dopo quella gara, il rapporto finì e in Ducati si ritrovarono di nuovo senza pilota. A questo punto Davide Tardozzi pensò di nuovo a Troy Bayliss, consapevole che la sfortuna era stato il vero problema a Sugo e che tutto sommato la Ducati non aveva bisogno di un campione, bensì di un pilota che potesse incarnare lo spirito giusto. Troy Bayliss, arrivato in tarda età al professionismo, aveva dimostrato di avere del potenziale, di essere un vero talento. La chance gli fu concessa, e a Monza l'australiano ebbe l'opportunità di cancellare la pessima figura di Sugo.

I lunghi rettilinei di una Monza ancora "pura" non erano il palcoscenico migliore per il bicilindrico della Ducati, ma Bayliss diede prova di grande concretezza conquistando un ottimo quarto posto in Gara 1, ma il meglio doveva ancora arrivare. C'è da ricordare che all'epoca la SBK era l'unico terreno di caccia per i poderosi quattro tempi e che la grandi Case giapponesi mal tolleravano il dominio di Ducati nella categoria.

L'Aprilia aveva ingaggiato Troy Corser con la speranza di far competere la RSV alla pari con la 996. La Yamaha poteva contare sulla R7 finalmente gommata Dunlop dopo il mezzo disastro con le Michelin della sua stagione di debutto, ed in sella c'era Noriyuki Haga, un vero fenomeno. Anche dalle parti di Tokyo la sfida SBK era diventata un'ossessione, al punto da progettare e schierare in gara la prima bicilindrica Racing Made in Honda, con la splendida VTR-SP1 affidata alle mani di Texas Tornado, Colin Edwards. 

La Kawasaki schierava Akira Yanagawa ed una ZX-7rr che nonostante qualche anno sulle spalle, aveva tantissimo da dire ed anche la Suzuki iniziava a fare sul serio mettendo in sella alla GSX-R 750 il nostro Pierfrancesco Chili, ovvero Mr. Monza in persona.

Quando parte Gara 2 è chiaro che si assisterà ad un grande spettacolo, ma quando si arriva alla staccata della prima variante di Monza, il gruppo selvaggio fa impressione ad ogni passaggio. In un continuo gioco di scie che vengono rubate l'uno all'altro, si alternano in testa alla gara Edwards, Haga, Yanagawa e Chili. Bayliss è vicino, ed ogni tanto fa capolino nelle posizioni da podio.

Al nono giro sono ancora in cinque a dettare il ritmo, e Bayliss entra nel rettilineo in coda al gruppetto. Passa Haga, appena dopo l'uscita dela Parabolica, con il giapponese che si accoda immediatamente alla 996. Sul traguardo Bayliss è quarto ma quando questo poker di campioni si avvicina alla staccata della variante, l'australiano sembra essersi dimenticato dove sia il freno.

Passa in successione Chili, Edwards e Yanagawa ed entra alla prima staccata ad una velocità folle, riuscendo a controllare perfettamente la Ducatona che nelle sue mani sembra un giocattolo ben affilato. Al microfono c'è il mitico Giovanni Di Pillo, che letteralmente impazzisce e ripete il nome di questo campione all'impazzata: "Bayliss, Bayliss, Bayliss, incredibile!!!".




Qualsiasi appassionato che abbia assistito direttamente in pista o in cronaca diretta all'evento, ricorda perfettamente la pelle d'oca del momento. Mai un pilota si era presentato al mondo in quel modo, mai un sostituto di un grande campione come fu Carl Fogarty era riuscito in così poco tempo ad imporsi come nuovo mito.

Con questo sorpasso Bayliss si conquistò il contratto per finire la stagione, e l'amore dell'intero Management Ducati che si ritrovò in casa l'erede perfetto di Fogarty. Troy aveva anche il valore aggiunto di essere un uomo umile, che amava alla follia il suo lavoro e adorava i tifosi. Un vero combattente capace però di regalare un sorriso a chiunque, l'incarnazione perfetta dello spirito Ducati.

Conosciamo la storia e sappiamo che Troy Bayliss sarebbe diventato col tempo un vero pilota simbolo per la Ducati. Il primo passo di questa bellissima storia, resta senza dubbio il sorpasso di Monza nel 2000. Un'impresa che in pochi secondi ha reso leggenda questo grande pilota.

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