lunedì 18 dicembre 2017

Missili Rossi dal passato: Ducati Multistrada 1000 DS, una moto incompresa

La Ducati Multistrada è senza dubbio stata una scommessa vincente per la Casa di Borgo Panigale. Siamo arrivati alla quarta generazione di questo modello ed è bello ripercorrere la sua storia

Sul finire degli anni 90' la gamma Ducati era senza dubbio meno ricca rispetto al listino attuale. L'ammiraglia sportiva 998 sentiva innegabilmente il peso degli anni, assieme alla sorella minore 748. La Monster viveva ancora di rendita, forte del fatto di aver letteralmente stravolto le regole del mercato con la sua epica prima versione 900. C'erano anche la Superport in varie declinazioni tutte rigorosamente a due valvole e poi c'erano le ST, ovvero le rivali della Honda VFR. 

Mancava però in gamma una moto che fosse più fruibile per tutti, la classica moto adatta per divertirsi ed anche per andare al lavoro o a fare la spesa. Mancava insomma una tuttofare che potesse aprire nuovi scenari di mercato per la Casa italiana, che aveva ambizioni di grande crescita per il futuro forte di un brand che soprattutto nel Racing stava dando enormi soddisfazioni.

Ducati Multistrada 1000 DS - 2003


Così nacque l'idea di creare una versione Ducati della BMW GS, ovvero la regina del mercato. Ma il tutto doveva avvenire traducendo il DNA di Borgo Panigale in una moto che prese il nome di Multistrada. Decisero di chiamarla così proprio perchè quella moto doveva essere adatta a diversi utilizzi, pur mantenendo un'identità molto forte e perfettamente riconoscibile.

Nella definizione del progetto, si partì ovviamente dai capisaldi tecnici che erano assolutamente irrinunciabili: telaio a traliccio, motore due valvole e frizione a secco. Questa triade era praticamente intoccabile all'epoca ed era fondamentale per definire il carattere Ducati delle moto di quel periodo. Si doveva a questo punto operare una scelta forte anche per quanto riguarda il Design, e in Ducati decisero di dare spazio alla creatività di Pierre Terblanche. Sudafricano, padre della splendida Ducati Supermono, il designer decise di mettere una firma quanto mai indelebile su questo progetto, rompendo qualsiasi schema e disegnando di fatto un nuovo genere di moto.

La prima Multistrada metteva in mostra una serie di scelte estetiche davvero particolari, che rendevano riconoscibilissima la moto. Alcuni l'hanno amati, ma in tanti l'hanno odiata. Il cupolino in due pezzi, il monofaro verticale, il doppio scarico che sembrava un cannone da contraerea. Diciamo che l'estetica della moto non metteva d'accordo tutti, ma anzi creò spaccature tra gli appassionati.  

Comportamento in pista e su strada


Ma restiamo in ambito Multistrada e passiamo invece a valutare l'aspetto più importante, ovvero le sue prestazioni. La moto era una versione molto pepata delle grosse endurone vendute dalla concorrenza, ed una volta in sella il suo carattere si manifestava alla primissima apertura del gas. La Ducati Multistrada 1000 ha un motore assolutamente brillante, capace di far divertire in qualsiasi frangente. Bastano pochi km per capire di trovarsi davvero in sella ad un nuovo concetto di moto. Una fun bike, capace di diventare una tourer piuttosto comoda.

Agilità da motard, uniti ad abitabilità e comfort tutto sommato adatti anche a lunghissime percorrenze. Una triangolazione indovinata, regalava un feeling sull'anteriore davvero impressionante, anche se la posizione tendeva a far "caricare" anche troppo l'avantreno in certe circostanze, almeno se si considera il tipo di moto di cui stiamo parlando. Questa posizione aveva il vantaggio di rendere davvero brillante la guida della moto nel misto stretto, ma dall'altra parte penalizzava leggermente il comfort sulle lunghe distanze.

Il motore, pur offrendo ottime prestazioni da passista, garantiva dei consumi non particolarmente parchi. Aggiungendo all'equazione un serbatoio da circa 20 litri, la reale capacità della moto non è mai stata propriamente da tourer. Nonostante questi "difettucci" tantissimi hanno utilizzato la Multistrada 1000 per lunghi viaggi, potendo contare su una meccanica semplice quanto affidabile con il collaudatissimo V2 Ducati in una delle sue ultime incarnazioni di 1000 cc e dotato di doppia accensione che lo rendeva più morbido rispetto alle versioni più cattive.


Una componentistica di primo livello, permetteva anche di cucirsi la moto addosso secondo necessità, permettendo di utilizzare la moto davvero per gli ambiti più disparati. Ricordiamo bene che la rivista Motociclismo, decise anche di portarne una in gara in Austria, ad un evento che prendeva il nome di Ducati Speed Week e si correva sul circuito di Zeltweg.

L'idea era quella di partire dall'Italia con la moto carica di bagagli e accessori, fare il minimo necessario una volta in pista per adattarla e poi correre in gara. Al termine di questa, risalire in sella e tornare verso l'Italia. Un'iniziativa davvero indovinata, che dimostrò tra l'altro un feeling inaspettato tra questa moto e la pista. L'unico limite fu la luce a terra, piuttosto ridotta vista la conformazione del gruppo pedane originale. Ma il resoconto dell'avventura è davvero un ottima guida ed un grande manifesto per una moto che aveva diversi assi nella manica. Questo il link per leggere l'intera impresa.

Tutti i numeri della Multistrada 1000 DS


I numeri di questa moto possono essere riassunti così:

  • CILINDRATA - 992 cm³ (Alesaggio 94,0 x Corsa 71,5 mm)
  • DISTRIBUZIONE - Desmodromica 2 valvole per cilindro
  • POTENZA - 84 cv (62 kW)
  • PESO - 200,1 kg in condizioni di marcia
  • INTERASSE - 1462 mm

Da aggiungere a questa lista di numeri, ci sarebbe l'infinita lista di accessori tratti dal catalogo Ducati che furono presentati assieme alla moto. C'era la possibilità di personalizzarla in tantissimi modi, sia dando un carattere maggiormente Racing alla Multistrada, sia esaltando le sue doti da Tourer. Come sempre però, il prezzo può essere determinante nel prendere la decisione riguardo l'acquisto o meno di una moto, ed ecco le quotazioni che ci sono in giro per il web. Quanto costa dunque una Multistrada 1000?

Quanto costa oggi una Multistrada 1000 e cosa controllare 


Partendo dal modello del 2003, l'offerta sul web oscilla tra i 2000 ed i 3500 euro. Questo prezzo così basso è il risultato di un progetto che non ha mai davvero fatto battere il cuore. Eppure stiamo parlando che mette sul piatto davvero tantissimo, e lo fa con un rapporto qualità prezzo davvero impressionante.

Cercando in giro tra i vari siti di annunci, si notano tante moto che hanno parecchi anni sulle spalle eppure pochissimi km sulla strumentazione. Uno dei difetti della prima serie messa in vendita nel 2003 era l'errata vulcanizzazione dei supporti strumentazione, che spesso cedevano per le vibrazioni ed a volte hanno causato la caduta dell'intero blocco strumentazione a terra. Pur essendo già un modello dotato di un'elettronica abbastanza raffinata, spesso la sostituzione di questa strumentazione (effettuata in garanzia) portava ad azzerare i km della moto.

Diffidate dunque di moto che pur essendo state immatricolare nel 2003, segnano meno di 20k chilometri. Questa è una moto che veniva acquistata per fare tanta strada, ed è strano pensare ad una percorrenza annuale inferiore a 1500 chilometri/anno.


Occhio ad eventuali perdite d'olio sul cilindro superiore, un problema spesso dovuto a mancanza di cura da parte del precedente proprietario. Stiamo parlando di una unità, ovvero il V2 due valvole Ducati, assolutamente irreprensibile per quanto riguarda l'affidabilità. Ma questa moto è stata anche acquistata da chi l'ha spremuta in giro per i passi di tutta l'Italia, e la mancanza delle giuste cure può aver generato dei problemi meccanici a lungo termine. Da controllare con cura anche le piste dei dischi freno, agganciate al cerchio. Alcuni modelli presentavano dei problemi alle pinze che portavano alla deformazione precoce dei dischi, quindi verificate bene il tutto.

Anche la forcella anteriore presenta una certa debolezza nei paraoli di tenuta, che spesso hanno dovuto sopportare atterraggi decisamente cattivi, viste le capacità funamboliche di una moto che spesso invitava al monoruota. Difficile nascondere su una moto del genere segni di cadute, ma attenzione alle plastiche laterali del serbatoio. I supporti di aggancio non sono particolarmente solidi ed un eventuale segno di saldatura plastica o riparazione può rivelare una caduta che non è stata comunicata dal proprietario.

Fatti i dovuti controlli, questa è una moto che davvero ci sentiamo di consigliare. Il grande rapporto qualità-prezzo a cui si colloca oggi, permette con poco di acquistare un'ottima moto con cui divertirsi e fare tanti chilometri. Se l'estetica non vi convince, vi esortiamo a salire in sella alla moto e provare a farci qualche chilometri. Il sorriso che vi spunterà sul viso, vi farà dimenticare che non sempre Terblanche ci ha preso.

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